La storia delle elezioni del Presidente della Repubblica insegna che raramente entrare da Papa in Conclave significhi uscirne effettivamente da vincitore. A maggior ragione quando alla scelta del nuovo Capo dello Stato dovrebbero mancare ancora un paio di mesi. In questa fase, la tattica megliore è restarsene sullo sfondo, al punto che chi vuole bruciare qualche nome non ha da far altro che candidarlo pubblicamente a bocce ferme. Lo sa bene anche la presidente della Camera Laura Boldrini, che ieri ha infatti negato la sua volontà ad «autocandidarsi» al Quirinale. Anche perché una figura istituzionale come la sua non potrebbe certo farsi avanti quando Napolitano non ha ancora svelato chiaramente la data in cui abdicherà. E però il corollario del ragionamento, quel «l’Italia è certamente pronta per un presidente donna», rivelo che un certo pensiero alla poltrona più alta della Repubblica Laura l’ha fatto. Lei si schermisce. «Ho solo risposto a una domanda - sostiene - la mia non è stata un’autocandidatura». «Ho dato una risposta che anche un uomo avrebbe dato - continua - dicendo che l’Italia è pronta per una presidente della Repubblica. Cosa avrei dovuto dire, che l’Italia non lo è? Si possono avere donne presidente in Brasile, Argentina o in Cile, magari presto anche negli Stati Uniti, abbiamo una cancelliera in Germania... e invece in Italia no. Non è possibile. Avrei dovuto dire no, così non ci sarebbero state "presunte autocandidature"». «In Italia ci sono tante donne in gamba - la conclusione - con ottimi curricula e dunque è giusto che vengano prese in considerazione ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con un'autocandidatura». Di certo la strada che potrebbe condurre la Boldrini al Quirinale non è in discesa. Se davvero Renzi volesse indicare un nome che trovasse d’accordo anche Berlusconi, difficilmente potrebbe optare per quello dell’ex portavoce dell’Alto Commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite. Laura, semmai, potrebbe tornare in gioco dalla quarta votazione in poi, se i Democratici dovessero puntare su un presidente da eleggere solo con i voti del proprio partito e con il sostegno di qualche forza d’opposizione. Sel, il suo partito, ovviamente la sosterrebbe. Più difficile fare ipotesi sul MoVimento 5 Stelle. Che andò in crisi sull’eventuale sostegno da darle all’epoca della candidatura alla presidenza della Camera, ma oggi, dopo una serie infinita di scontri verbali a Montecitorio, sembra assai meno malleabile. Non a caso, uno dei grillini più oltranzisti, il deputato Andrea Colletti, ha subito colto la palla al balzo per stroncare le eventuali mire sul Colle della Boldrini. «Stia serena - ha scritto Colletti in un tweet - vabbé che la Presidenza della Repubblica é caduta in basso, però dubito che qualcuno abbia pensato a lei». Ultimo ostacolo, la volontà del Pd di puntare in ogni caso su un candidato interno. E le Boldrini, proveniente dalle file di Sel e molto vicina e Vendola, di certo non rappresenta l’identikit «democratico». E però il suo nome a intervalli regolari torna nella contesa. Un po’ come quello di un’altra donna che ogni qualvolta ci si avvicina al voto per il Colle viene tirata in ballo, salvo per esserne puntualmente esclusa la radicale Emma Bonino. In questo momento, sulla lavagna dei bookmakers il nome dell’ex ministro degli Esterni è dato a 11. Puntanto su di lei, insomma, si porterebbe a casa undici volte la posta. Laura invece la quotazione salirebbe a 17, stessa valutazione dell’attuale ministro della Difesa Roberta Pinotti. Ma c’è anche spazio per Anna Finocchiaro (26) e Paola Severino (34). La griglia di partenza è pronta. E nel Gp «rosa», per una volta non conta chi scatta meglio.
Boldrini ci prova: «Al Colle una donna»
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