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Nuove grane sul concorso dei medici

Dopo le buste sospette arriva un’altra denuncia: «Candidati liberi di copiare». In alcuni atenei addirittura i computer sarebbero stati connessi ad internet

Nuove grane sul concorso dei medici

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Doveva portare aria fresca e trasparenza, invece il primo test nazionale per l'accesso alle specializzazioni di medicina rischia di passare alla storia come il concorso più pazzo del mondo. A novembre era accaduto l'inimmaginabile: al termine dello svolgimento delle prove il Miur emetteva una circolare per annunciare l'annullamento dei risultati, a causa di una «grave anomalia» nella preparazione delle buste da parte del consorzio Cineca, poi faceva marcia indietro dichiarando validi i test ma «neutralizzando» due domande.

Ieri sera il Tar del Lazio ha preso una decisione che apre nuovi imbarazzanti interrogativi sull'organizzazione del concorso da parte del ministero, mentre solo due giorni fa in procura a Roma è atterrato nientemeno che un esposto penale.

Sono stati gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia a depositarlo. Dentro ci sono denunce di pesanti irregolarità. Alcuni soggetti sarebbero stati liberi di copiare, in alcuni atenei i computer sarebbero stati connessi ad Internet. La segnalazione più grave, però, è un'altra. Dopo il pasticcio dell'inversione dei quiz somministrati da parte del Cineca, il ministero ha dichiarato comunque valide le prove abbonando (cioè assegnando il massimo punteggio a ogni concorrente a prescindere dal grado di correttezza della risposta data) due quiz. «Invece di limitarsi a comunicare la decisione», spiega però Bonetti, «qualcuno è intervenuto materialmente in ciascuno dei compiti salvati per invalidare le due domande. Le prove sono state riaperte e modificate dall'interno nei giorni successivi alla consegna. Siccome i candidati non hanno potuto stampare le loro prove, chi ci garantisce che queste non possano essere state manipolate alzando il punteggio di qualcuno a discapito di altri?».

Ipotesi gravissima, visto che le prove al pc avrebbero dovuto prevenire le manomissioni materiali delle prove denunciate in passato da inchieste e trasmissioni televisive. «Non serve che sia accaduto davvero, basta l'ipotesi per determinare una clamorosa violazione del diritto all'anonimato», precisa Bonetti. Lui e il collega Delia, dopo un accesso agli atti, hanno anche riscontrato che le giravolte del ministero di Stefania Giannini non sarebbero state accompagnate dai necessari atti formali. «La decisione di abbonare le due domande avrebbe dovuto essere presa con un decreto motivato, di cui non c'è traccia«, dicono.

Nessun decreto o atto formale, inoltre, regola il meccanismo con cui in questi giorni i medici ammessi vengono assegnati alle varie specializzazioni. «La gestione della graduatoria nazionale è una vera roulette russa», dice Bonetti. Chi oggi viene assegnato a una specialità, anche se quest'ultima è in basso nella sua lista di preferenze, deve portare a termine l'iscrizione entro cinque giorni se non vuole rimanere escluso definitivamente dalla graduatoria. «Chi ha messo cardiologia in cima», dice Bonetti, «deve magari accontentarsi di medicina del lavoro, perdendo senza alcun motivo logico l'occasione di iscriversi altrove nel caso altri scorrimenti gli permettessero di ottenere un posto migliore». Per questo gli avvocati avevano chiesto martedì al Tar del Lazio di emettere un decreto cautelare urgente che bloccasse il «count down» di cinque giorni che scatta per ogni medico nel momento in cui riceve la lettera di assegnazione. Il giudice amministrativo ieri ha accolto la richiesta. E ora bisognerà anche rivedere la graduatoria per quei giovani specializzandi che hanno già dovuto accettare la destinazione assegnata.

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