Un paese intero fuori controllo, che al suo interno ha una regione ormai divenuta uno dei punti principali di transito degli jihadisti. È il Fezzan, nel sud della Libia, nel cuore del deserto del Sahara, considerato il primo centro di raccolta e passaggio degli extracomunitari che arrivano sulle nostre coste. Un vero e proprio mercato a cielo aperto di immigrati pronti al transito verso l'Italia. Il Fezzan, però, proprio a causa delle sue condizioni climatiche, a volte è anche il punto di non ritorno per i profughi che spesso muoiono ancora prima di arrivare nei luoghi di imbarco. Dalla morte di Gheddafi la situazione politica della Libia è fuori controllo. Da anni è in corso una guerra civile che di fatto non ha reso possibile l'instaurazione in un governo stabile e scevro da fondamentalismi. Tutto questo agevola l'immigrazione che quotidianamente sbarca sulle nostre coste. Uno dei punti nevralgici per la raccolta e lo smistamento dei profughi è proprio il Fezzan. Nella regione, inoltre, è fiorente anche il traffico di armi e droga, che ha tra i suoi maggiori referenti proprio gli scafisti che organizzano i barconi verso l'Italia. La zona sarebbe già da tempo sotto l'attenzione dei servizi segreti americani e non solo. La possibilità di intervento, però, è limitata proprio dalla mancanza di un governo stabile nel Paese. E così qui si incontrano i disperati che fuggono dalla guerra ma anche i jihadisti che tornano da Iraq e Siria. Da qui, poi, nascosti accuratamente tra la massa di persone che arriva dai territori della jihad, i seguaci dello Stato islamico riescono ad arrivare nel nord della Libia e aspettare il primo barcone utile che li porterà in Sicilia. Alcuni dei lager in cui vengono stipati i migranti sono gestiti proprio dall'Isis stesso, che così si accerta del buon esito del viaggio per i propri miliziani. Uno spaccato di Paese in cui i terroristi islamici trovano il giusto humus per dirottare in Occidente quelle "antenne" che, una volta attivate, sono capaci anche di farsi esplodere in nome di Allah. Andrea Ranelletti, studioso di geopolitica, scrive per il Centro studi internazionali: "Nel Fezzan, fitte relazioni intercorrono tra le tribù locali, miliziani islamisti e i gruppi jihadisti che operano nelle aree desertiche del fascia saheliana. L’assenza di qualsiasi forma di controllo dell’autorità statale sui confini meridionali del Paese nell’area di Ghat, Sabha, Ghadamis, Hun e Tamanhant fa sì che sia difficile monitorare l’entità del transito di militanti e dei traffici di armi e merci che avvengono in quelle aree. Questa situazione crea un terreno fertile per i gruppi jihadisti della regione, che sfruttano l’instabilità libica per trovare protezione nell’area, allestire le proprie basi logistiche e i propri campi di addestramento: all’indomani dell’intervento francese nel Mali del Nord nel gennaio 2013, il meridione della Libia ha costituito un importante riparo per i combattenti dei vari gruppi islamisti attivi nell’area".
Nel sud della Libia un mercato a cielo aperto di extracomunitari
Il Fezzan, a sud del Paese, è ormai fuori controllo dalla morte di Gheddafi. E' il primo centro di raccolta e passaggio verso l'Italia
