Politica

Penalisti romani in stato di agitazione

Gli avvocati della Camera Penale di Roma hanno proclamato lo stato di agitazione. La decisione è stata presa ieri al termine di un’assemblea dei soci per protestare contro i metodi di indagine...

Gli avvocati della Camera Penale di Roma hanno proclamato lo stato di agitazione. La decisione è stata presa ieri al termine di un’assemblea dei soci per protestare contro i metodi di indagine condotta dalla procura sulla vicenda denominata "Mafia Capitale". In particolare i penalisti della Capitale denunciano in un nota «l'illegittima spettacolarizzazione e diffusione di atti di indagine con la deliberata ricerca da parte degli inquirenti di una sponda mediatica, tesa a creare consenso popolare e politico, che certamente condiziona la serenità dei giudici chiamati a valutare la fondatezza delle ipotesi accusatorie. Gravissimo è poi che in questa indagine - lamenta ancora la Camera Penale di Roma - un avvocato sia stato sottoposto a servizio di pedinamento benchè nulla di illecito fosse ipotizzabile nei suoi confronti. Si sono poi intercettate conversazioni tra un'avvocato e un suo assistito senza che il difensore potesse essere sospettato di alcunché». Per i penalisti, insomma, si tratta di «iniziative investigative di gravità inaudita che minano alla radice la riservatezza e l'inviolabilità del rapporto tra il cittadino e il difensore». Da qui la proclamazione dello stato di agitazione con la riserva di ulteriori azioni di protesta «per contrastare ogni forma strumentale e distorta di esercizio della giurisdizione e di violazione del diritto di difesa». Intanto il procuratore capo di Napoli, Giovanni Colangelo, sentito ieri dalla commissione parlamentare antimafia ha garantito che «dall'inchiesta della Procura di Roma su Mafia Capitale a Napoli non è giunto nulla e non c’è un collegamento con i Casalesi. Con il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone - ha detto Colangelo - ci sentiamo spessissimo e quello che c’è negli atti alla Procura di Roma viene trasmesso a Napoli e viceversa». Il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli ha tuttavia precisato che il boss camorrista Antonio Iovine «ha riferito di aver avuto rapporti con alcuni noti camorristi romani». Iovine, ha proseguito Borrelli, «ha inoltre negato di aver avuto interessi economici riguardanti il Gilda, mentre ha affermato di aver avuto altri interessi economici in altri settori nella Capitale e anche nel controllo del gioco d'azzardo».

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