Politica

L’appello alla Corte indiana: liberate i marò

Latorre deve restare in Italia per operarsi. Girone chiede di tornare per Natale

Oggi la Corte Suprema, massimo ente giudiziario indiano, deciderà dell’immediato futuro di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri della Marina Militare italiana ingiustamente accusati e sottoposti ad un interminabile calvario giudiziario in relazione ad un mai chiarito incidente in alto mare, nel quale perirono due pescatori indiani. Il primo, Latorre, è attualmente in Italia in convalescenza (ma le cose non vanno bene), l’altro, Girone, è, in pratica, agli arresti domiciliari all’interno dell’Ambasciata Italiana di Delhi. I due marò del battaglione San Marco hanno chiesto alla Corte un «alleggerimento» delle loro condizioni cautelari. Della richiesta parla, ampiamente, la stampa indiana. A Latorre, lo scorso 12 settembre, dopo un ictus cerebrale, venne concesso di tornare in Italia per le cure, ma ora ha depositato una richiesta per prolungare il suo soggiorno di altri quattro mesi, in modo da potersi sottoporre a un intervento al cuore e poter affrontare la successiva riabilitazione e terapia. Per il momento la data fissata per il rientro a Nuova Delhi è il prossimo 13 gennaio. Girone dinanzi ai giudici ha invece portato il difficile carico psicologico che la sua prolungata assenza sta avendo sui suoi figli, un maschio e una femmina, Per questo ha chiesto alla Corte Suprema di lasciarlo tornare in Italia, dalla sua famiglia. Nella richiesta presentata da Girone, si spiega che «periti medici hanno autonomamente e separatamente concluso che i suoi figli soffrono di sindrome da stress post-traumatico e ritengono che potrebbero non riuscire a vedere mai più il padre e che questi potrebbe subire la pena di morte come conseguenza del processo». Secondo queste risultanze mediche, si legge ancora nell’istanza depositata dinanzi ai massimi giudici indiani, «è probabile che uno stress prolungato di questo tipo, traumatico per i bambini se non curato, possa avere a lungo termine un effetto devastante sulla loro condizione psicologica». La richiesta di Girone fa notare che, nonostante il governo italiano abbia organizzato i soggiorni in India della sua famiglia, «non c’è nulla per i due bambini che sia come vederlo continuativamente per tre mesi». Il sostegno psicologico dei due ragazzi «si gioverebbe del fatto che fosse loro consentito di vederlo nell’ambiente familiare». Anche perché «non è possibile che i bambini vadano in India costantemente a incontrare il padre perché questo renderebbe problematico il loro percorso scolastico in Italia». Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono due militari italiani (ma anche europei e della Nato) che, impegnati in una missione internazionale antipirateria, si trovano ora nella paradossale situazione di essere accusati proprio di pirateria. E si deve necessariamente usare il condizionale perché, a quasi tre anni dai fatti, nei loro confronti l’India non ha ancora sollevato un formale atto di accusa. «Credo che i permessi vadano concessi in nome del buon senso e del rispetto della dignità delle persone», ha detto Lara Comi, europarlamentare di Forza Italia. Il delegato Cocer Marina, Vito Alò, collega dei due fucilieri spera che «dopo oltre mille giorni di lontananza da casa e dalla famiglia, Salvatore possa fare rientro in Italia almeno per le festività natalizie. Mi auguro che la Corte indiana - ha aggiunto Alò - tenga conto di come Max e Salvo hanno sempre mantenuto la parola data». Ma la soluzione, quella definitiva del «caso marò», appare per tutti ancora un rebus.

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