Politica

Adesso però per guidare il «team» serve l’uomo giusto. Montezemolo in pole

di Augusto Frasca

Con la prevista benedizione del capo del Governo, partono da oggi i titoli di testa di un lungometraggio che segnerà il suo atto conclusivo nel settembre del 2017, quando al prossimo vivente verrà comunicata dal lontano Perù e dalla sua capitale Lima la sede scelta per l’organizzazione della trentatreesima Olimpiade dell’era moderna. Cammino difficile, ed è già un eufemismo, per Roma e per l’intera nazione. Difficile per la realtà d’oggi, della capitale e non solo. Difficile per la diffidenza del cittadino, sconcertato dall’attualità e da pessimi precedenti organizzativi. Difficile per la costruzione di un progetto credibile da affidare ad uomini e mani credibili. Difficile, in ultima analisi, per una concorrenza che è ancora da definire nella sua interezza ma che parte dagli Stati Uniti, da Los Angeles, San Francisco, Washington, Boston, passa per il Medio Oriente e per il Sud Africa attestandosi nelle tedesche Berlino o Amburgo e nella francese Parigi. Il primo terreno da conquistare in affidabilità, fatti salvi le positività d’intenti, le aspirazioni e gli ottimismi pronunciati nell’ufficialità del ruolo da Matteo Renzi, e rimbalzati nelle parole di tutti gli intervenuti alle assise del Foro Italico, è quello di casa nostra. Se è vero, come ha sottolineato il presidente del Consiglio, che lo sport deve aiutare la nazione, se è vitale reagire ai malanni che affliggono l’Italia e la sua capitale affrontando i problemi senza condizionamenti e respingendo al mittente prefiche e lamentazioni, è pur vero che la partenza della candidatura italiana appare come una partenza in salita. Perché la salita diventi pianura occorre una visione progettuale di prima qualità e competitiva, trasparenza reale e non di facciata, uomini giusti al comando di una squadra giusta, quindi qualcosa che non pochi considerano ai limiti dell’utopia. Entro il mese di gennaio sarà scelto l’uomo, il dirigente da innalzare al vertice di un Comitato promotore incaricato della confezione di un progetto di candidatura da presentare nel settembre del 2015 al Comitato olimpico internazionale. Sostenitore convinto della candidatura romana e italiana, Giovanni Malagò è in prima posizione. Impedimento principale, il ruolo di presidente di un Comitato olimpico nazionale che lo vede impegnato, feste comprese, con inflessibile, invidiabile cadenza, ventiquattro ore su ventiquattro. Secondo nome, e una passabile lettura tra le righe del suo intervento ne è testimonianza, Luca di Montezemolo, libero dagli intralci che il mantenimento della presidenza Ferrari gli avrebbe probabilmente procurato in chiave internazionale, legato da decenni, in varie sfumature, allo sport, e un’entratura internazionale da non sottostimare. Scelta difficile, comunque, come il cammino della candidatura, ivi compresa l’entrata probabile di un nome nuovo, un terzo uomo, solo al comando con la benedizione di tutti.

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