Politica

Matteo presidente Ue: solo annunci

Il premier voleva cambiare l’Europa. Ma alla fine porta a casa solo le briciole Partita quasi persa sui vincoli di spesa. Niente su «Made in» e visti per l’Expo

Un pugno di mosche. La presidenza italiana dell’Ue guidata da Renzi, e che si avvia alla conclusione, non resterà certo scritta nella storia dell’Unione quanto a risultati ottenuti. La generazione Telemaco evocata dal premier nel discorso di insediamento all’Europarlamento, si è un po’ persa per strada. L’unica vittoria evidente ottenuta è stata la nomina di Federica Mogherini ad Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica della Sicurezza. Un posto di gran prestigio internazionale ma poco funzionale al delicato momento economico che l’Italia attraversa. Tanto più che, sussurrano nei corridoi di Bruxelles, per assegnare la casella degli Esteri all’Italia, Renzi ha dovuto cedere sui nomi da mettere a capo dei dicasteri economici Ue nei quali si sono, invece, ben posizionati i rigoristi paesi del Nord. Aspettative tradite insomma. Renzi, nel suo discorso di inizio presidenza aveva detto apertamente di voler cambiare l’Europa. Ecco cosa ha portato a casa. FLESSIBILITÀ Era il cavallo di battaglia di Matteo all’inizio del semestre. Meno vincoli, meno austerity, basta con il rigore contabile. Insomma pronto se necessario a sforare i parametri del Patto di Stabilità. Solo pie illusioni. La sfida alla Germania e agli strenui difensori del pareggio di bilancio si è tradotta in un mezzo fallimento: di maggiore flessibilità nei vincoli economici c’è una traccia molto flebile. Anzi, l’Europa dopo la presentazione della Legge di Stabilità è intervenuta per imporre ulteriori correzioni da 4,5 miliardi. Subito accordate. E non è finita: i vertici della Commissione hanno solo sospeso il giudizio sulla manovra fino a marzo. CRESCITA Anche su questo fronte il premier ha chiesto molto e ottenuto poco. «Si è immaginato di fare l’Europa solo basandosi sulla stabilità. Ma la stabilità senza la crescita diventa immobilismo» diceva. Ma ad essere immobile è stata l’Italia: l’unica iniziativa di peso prevista è il piano per gli investimenti Juncker da 300 miliardi in tre anni. Uno schema fumoso e che, considerato i meccanismi ancora sulla carta (la creazione di un fondo finanziato dagli Stati membri senza fare debito, e dunque con minori spese o nuove tasse) rischia di avvantaggiare ancora una volta nazioni forti come la Germania. EUROPA 2020 Per arrivare alla rivitalizzazione della strategia di sviluppo sostenibile europeo la Presidenza italiana «farà ogni sforzo possibile», si legge nel programma del governo italiano. Oggi il successo della strategia dell’Ue "Europa 2020" appare sempre più improbabile. Valutazione condivisa anche dalla Commissione, come rivela il vicepresidente Ue Jyrki Katainen. «In alcuni ambiti come la formazione sembra che la strategia possa funzionare, mentre in altri la situazione appare più negativa, per esempio per quanto riguarda il tasso di occupazione». IL LAVORO Soprattutto quello giovanile è la priorità dell'Europa. Ma il semestre italiano non ha fatto altro che portare avanti le iniziative (come Youth on the move) presentate dalle presidenze precedenti. Qualcosa si è mosso con il Piano Garanzia Giovani, con effetti marginali. INDUSTRIA TRADITA Era uno dei punti sui quali il lavoro era già fatto dall’ex eurocommissario all’industria, Antonio Tajani, ma è rimasto impanato. Si tratta del regolamento sull’etichetta di origine europee dei prodotti, che avrebbe potuto introdurre l'obbligatorietà del «made in»: le merci sono considerate europee se la trasformazione più importante avviene nei suoi confini. Un grande vantaggio per il manifatturiero italiano e per i prodotti tipici, avversata dalla Germania. Bisognava trattare ma l’inerzia di Renzi ha consentito di affondare il provvedimento. Il Consiglio d’Europa ha rimandato la discussione al 2015, sotto la presidenza lettone. EXPO FRENATA La presidenza non ha aiutato nemmeno l'Expo 2015. L’Ue ha bocciato l’idea di rilasciare più velocemente i visti turistici ai visitatori extracomunitari, sostenuta dall’Italia. E da maggio prossimo, scatteranno nuove regole, ancora più onerose, per il rilascio. Giusto in tempo per scoraggiare ad esempio il milione di cinesi in partenza per Milano. IMMIGRAZIONE L’idea di Renzi era di spingere l’Europa a condividere spese e obiettivi per il contenimento dell’immigrazione clandestina. Il risultato è mediocre. L’operazione Mare Nostrum, pagata dalla sola Italia, è stata sostituita da Triton, con spese condivise ma minore efficacia INNOVAZIONE Il pacchetto Kroes, che l’Italia aveva deciso di cercare di portare avanti concentrandosi sui punti dell’azzeramento del roaming e della net neutrality, non è passato al vaglio del Consiglio Europeo. Ed è in stallo. (ha collaborato Marco Valeri)

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.