Politica

Il premier se la prende con i magistrati: stop interviste

Come se non bastassero le frizioni con la minoranza del suo partito, Matteo Renzi apre il fronte con i magistrati. Il premier non ha gradito le interviste di alcune toghe a proposito delle riforme...

Come se non bastassero le frizioni con la minoranza del suo partito, Matteo Renzi apre il fronte con i magistrati. Il premier non ha gradito le interviste di alcune toghe a proposito delle riforme anticorruzione che il governo ha varato venerdì scorso sotto forma di disegno di legge. Così, dal palco dell’Assemblea nazionale del Pd, il leader del Nazareno - parlando dell’inchiesta di Mafia Capitale - a proposito delle norme anticorruzione e della riforma della magistratura dice: «Quando leggo numerose interviste di magistrati che commentano le leggi che stiamo facendo, vorrei ringraziarli, ma credo che debbano parlare un po’ di più con le sentenze e un po’ meno con le interviste». Pronta la replica dell’Associazione Nazionale Magistrati. «È giusto che il premier si attenda dai magistrati le sentenze, noi ci diamo e ci daremo da fare nel lavoro di tutti i giorni - dice il presidente Rodolfo Sabelli - Però vogliamo collaborare con suggerimenti che vengono dall’esperienza del nostro lavoro». «Noi non parliamo tanto per parlare - aggiunge Sabelli - né per svolgere critica preconcette, ma per dare un contributo utile per raggiungere il risultato migliore verso un obiettivo, come ad esempio la lotta alla corruzione, che non può che essere condiviso». Le incomprensioni tra il governo e la magistratura partono però da lontano e vanno avanti da mesi. La riforma di Palazzo Chigi prevede, tra le altre cose, la riduzione delle ferie delle toghe, che partiranno dal primo agosto per terminare il 31 dello stesso mese, anziché il 15 settembre, com’è attualmente. Il presidente dell’Anm Sabelli in passato ha più volte esortato il premier ad abolire le leggi ad personam, a ripristinare il falso in bilancio e a varare norme sul conflitto d’interesse anziché proporre riforme tout court. I magistrati hanno anche definito in passato insufficienti le riforme del governo.

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