Politica

«Marchiati» in balia dei black bloc

Per il Sap il nuovo disegno di legge è l’ultima umiliazione degli agenti: «Sì alla telecamera nel giubotto ma quel codice sulla divisa è un pericolo»

Agenti identificabili attraverso codici alfanumerici sulle divise. L’ennesima umiliazione nei confronti dei tutori dell’ordine, secondo il Sindacato autonomo di Polizia; una difesa contro gli abusi e le violenze, secondo i promotori del disegno di legge in questione che, in questi giorni, si sta discutendo in Senato.«La proposta arriva dai parlamentari di Sel, il partito di riferimento della presidente della Camera Laura Boldrini la cui "poca simpatia" per il mondo delle divise è ben nota. Immancabile il senatore Luigi Manconi, che ha costruito la propria fortuna politica e professionale alimentando il partito degli allergici alle divise e c’è, tra gli altri, pure l’onorevole Marco Scibona, esponente No Tav ben noto agli archivi delle forze dell’ordine - spiega Gianni Tonelli, segretario generale del Sap -. Un guazzabuglio di soggetti e di interessi che punta a chiudere i conti con la polizia con un provvedimento da anni atteso unicamente dai devastatori delle nostre città, dai professionisti del disordine pubblico, che così – oltre a godere di impunità, come avviene spesso oggi – potrebbero facilmente vendicarsi anche dei loro "nemici" storici, cioè le donne e gli uomini in divisa». Ma c’è davvero bisogno di marchiare gli agenti quando in tutto il Paese da un anno si stanno già distribuendo le spy pen, 160 quelle già in uso ai reparti mobili? «Noi da sempre siamo contrari a questo provvedimento – aggiunge Fabio Conestà, segretario provinciale Sap -. Le telecamere che registrano i comportamenti dei poliziotti e dei manifestanti sono già la migliore garanzia contro eventuali abusi delle divise e soprattutto contro le violenze di quel mare magnum di centri sociali, antagonisti, esponenti del mondo anarcoide e insurrezionalista che da 40 anni inquinano le nostre piazze. Non a caso, dove sono state adottate le telecamere, ad esempio in Regno Unito ma anche in alcuni stati Usa, le denunce contro abusi della polizia sono diminuite dell’80, 90 per cento». «Non è tra l’altro da sottovalutare un’altra questione – aggiunge Tonelli -. Nel momento in cui un manifestante dovesse denunciare un poliziotto, segnalandolo grazie al "numeretto", per il mio collega scatterebbero automaticamente sia il procedimento penale che quello disciplinare interno. Se poi venisse fuori che è innocente, nessuno potrebbe dimostrare la malafede del manifestante perché ricadremmo nella casistica del cosiddetto "errore scusabile", previsto dal codice penale. In un contesto di caos e guerriglia urbana, infatti, sarebbe abbastanza facile anche per l’ultimo degli azzeccagarbugli dimostrare la buona fede di chi ha segnalato un numero per un altro. In buona sostanza, l’adozione dell’identificativo darebbe certamente il via a migliaia di false denunce contro operatori delle forze di polizia. Dopo i tagli al Comparto Sicurezza, le divise "disuniformi" per carenza di soldi, i codici identificativi per rendere riconoscibile il poliziotto durante il servizio sono per il Sap «l’ennesimo oltraggio, dopo 10 anni di tagli e razionalizzazioni, con stipendi fermi a 1.300 euro al mese dal 2008». «I poliziotti, troppo spesso abbandonati a se stessi anche dalle istituzioni, non accetteranno mai e dico mai l’umiliazione e soprattutto il rischio dei codici identificativi» – conclude Tonelli, reduce dal tour Piazza permanente in giro per l’Italia.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.