Mafia capitale ha sfiorato il sindaco Ignazio Marino come il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro? L’accostamento l’ha fatto ieri il primo cittadino intervenendo al teatro Ambra Jovinelli al dibattito organizzato da Sel e intitolato «Affari, criminalità, corruzione. Cambiamo tutto». Marino ha posto la questione della domanda «se potevo non sapere?», che più volte gli è stata rivolta direttamente e indirettamente da organi di stampa e opposizione in Campidoglio. Il primo cittadino ha definito la questione «bizzarra», tirando in ballo il prefetto Pecoraro, che pochi giorni fa ha ammesso di aver incontrato nel suo ufficio Salvatore Buzzi, l’uomo che, secondo gli investigatori che hanno scoperchiato il vaso di «Mafia capitale», sarebbe stato il braccio imprenditoriale dell’associazione a delinquere guidata dall’ex estremista di destra, Massimo Carminati. «Se Pecoraro non sapeva di ricevere una persona ora indagata per mafia - ha detto il sindaco rivolgendosi alla platea dello Jovinelli - avendo il prefetto a disposizione tutte le forze dell’ordine della città, come faceva a saperlo il sindaco che tra l’altro non ha ricevuto nessuna di queste persone?». «Siamo in una città - ha detto ancora Marino - in cui un prefetto riceve nel suo studio una persona che ora è agli arresti per il 416bis e parla di progetti relativi alle cooperative», ed «è chiaro che nessuno di noi pensa che lo fa sapendo che quella persona è indagata - precisa il sindaco - o attenzionata per mafia». Che ci sia stato almeno un incontro tra Pecoraro e Buzzi lo ha dichiarato lo stesso prefetto. Così, invece, non è stato per il sindaco, quando, nelle ore immediatamente successive allo scoppio della bomba giudiziaria che ha portato a 37 arresti e a quasi cento indagati, dichiarava di non conoscere il "ras" delle cooperative, né di averlo incontrato. Nei giorni successivi si è invece scoperto che sarebbe bastato connettersi al sito internet della coop. 29 Giugno di Buzzi per trovare fotografie che ritraevano Marino in compagnia del vicesindaco Luigi Nieri e di Salvatore Buzzi in persona. Così come Marino non poteva aver dimenticato quella promessa - fatta a Buzzi in campagna elettorale - di devolvere il suo primo stipendio a una delle cooperative della cricca (promessa non mantenuta, ndr), e di aver affidato direttamente servizi ad alcune società riconducibili a Buzzi per più di mezzo milione di euro per 15 giorni dilavoro tra il 30 dicembre 2013 e il 15 gennaio 2014. Allo Jovinelli, sul palco, c’era anche il leader di Sel Nichi Vendola, che ha pontificato: «Marino ha raccolto l’eredità pesantissima di una banda di gangster che ha governato Roma per 5 anni», e per questo oggi «non ha alternative a stare dove sta». «La figura di Alemanno - ha sentenziato ancora Nichi - protagonista della saldatura tra i vecchi fascisti e le nuove organizzazioni mafiose presenti nella città». Ma se per Marino vale il beneficio del dubbio, perché non dovrebbe valere anche per Gianni, pur indagato nell’ambito dell’inchiesta? A quanto pare il "garantista" Vendola ha già condannato l’ex sindaco.
«Io come Pecoraro. Potevo non sapere»
Marino si smarca: «Anche il prefetto ha incontrato il capo delle coop Se non sapeva lui chi fosse Buzzi, figuriamoci il primo cittadino» LEGGI ANCHE Storace: «Elezioni subito»
