Politica

Ecco il «Manifesto per il Mezzogiorno»

«Briganti» della cultura per un nuovo Risorgimento che liberi i territori meridionali dalla delinquenza organizzata e dalla burocrazia inefficiente. A Napoli, nella sede della fondazione di Giovanbattista Vico, oltre cento intellettuali di tutte le regioni del Sud e da molte università hanno sottoscritto un Manifesto per l’impegno di mobilitazione politica. È un attacco al centralismo statale per il fallimento di polizia e magistratura sul terreno della lotta alle mafie, per l’incapacità a determinare sviluppo, e al decentramento regionale da smantellare e sostituire con aree vaste, omogenee per problemi e tradizioni, alle quali affidare i poteri in tema fiscalità e di lavoro, di ordine pubblico e di giustizia. «A fronte dell’ultima dichiarazione Svimez "un sud a rischio desertificazione umana e industriale" - spiega il prof. Vincenzo Pepe, presidente di Fareambiente (il Movimento associazionistico ambientalista che si ispira al liberalismo solidaristico e che conta circa 25 mila iscritti) - la società meridionale ha l’obbligo di reagire uscendo dal sentiero sterile della rivendicazione e della protesta, per assumere iniziative di impegno politico serio». La principale causa dalla quale discende l’attuale crisi economico-sociale del meridione è stata individuata, afferma Salvatore Grillo, già deputato del partito Repubblicano nella X e XI legislatura, «nel fallimento della gestione dei territori e dei bisogni delle popolazioni effettuata dallo Stato centrale sin dal momento dell’unità d'Italia. A questa azione, parallelamente, si è aggiunta l’enorme differenza di risorse investite nelle opere strutturali ed infrastrutturali tra nord e sud, fatto che diviene evidente confrontando una qualunque provincia del meridione con un’altra del resto del Paese rispetto a ferrovie, strade e autostrade, porti ed aeroporti, edifici scolastici, strutture ospedaliere e universitarie». Tutto malgrado il Sud abbia tra territorio, posizione geografica, clima, cultura, arte e cibo un irripetibile patrimonio. Patrimonio che può essere valorizzato e reso fruibile soltanto con la piena responsabilizzazione dei cittadini che debbono diventare protagonisti del proprio futuro, abbandonando l’attesa messianica e la rassegnazione. Nel «Manifesto per il Mezzogiorno» c’è la presa d’atto da parte dei firmatari della incapacità dell’attuale parlamento e dei partiti tradizionali a modificare e riformare la Costituzione e la legislazione vigente che bloccano ogni possibilità di sviluppo e quindi vi è la scelta della mobilitazione per ottenere una Assemblea Costituente per cancellare l’immobilismo del Paese, coinvolgendo nelle responsabilità le popolazioni in un nuovo patto costituzionale. Un «Manifesto» meridionalista in cui non prevale la protesta o la richiesta dell’intervento altrui, ma si prospetta una presa di coscienza e una mobilitazione diretta dei cittadini per conquistare i propri diritti. Un programma in linea con i pilastri della Lega di Salvini, sempre più apprezzato al Sud soprattutto se capace di farsi portavoce delle istanze meridionaliste prime fra tutte orgoglio della propria identità culturale, libertà e sviluppo sostenibile.

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