Inizialmente doveva essere solo un appuntamento per riflettere sul risultato (deludente) alle Europee e per rilanciare l’azione politica di Fratelli d’Italia. L’esplosione improvvisa dello scandalo «mafia Capitale» ha cambiato le carte in tavola e così Giorgia Meloni, quando oggi prenderà la parola al Teatro Quirino, annuncerà la sua disponibilità al mettersi al servizio di Roma. A candidarsi sindaco se e quando si tornerà a votare per il Campidoglio. Certo, l’annuncio non sarà così esplicito, sarà più che altro un «non tirarsi indietro» di fronte alle sollecitazioni che nelle ultime settimane sono arrivate da più parti, da Salvini così come da Nunzia De Girolamo di Ncd. E non sarà esplicito anche perché la Meloni non vuole tradire uno degli obiettivi che si è data da quando guida il partito: quello di far sempre scegliere ai cittadini. «Su Giorgia c’è gradimento ed entusiasmo - spiega Fabio Rampelli, capogruppo alla Camera - ma noi non vogliamo imporre niente a nessuno. Chiederemo le primarie per individuare candidato e programma». Come che sia, l’attesa per quello che doveva essere un evento incentrato per lo più sulla politica nazionale e che ora verterà soprattutto su Roma, si è fatta via via più grande. L’appuntamento è per le 10.30 al Teatro Quirino. Una prima parte «a porte chiuse» per fare il punto con iscritti e militanti sul momento non facile di Fdi-An; una seconda, a partire dalle 11.30, dove la Meloni proverà a narrare la sua idea di Paese. Non a caso, il titolo sarà «L’Italia soprattutto». Si parlerà della battaglia contro euro e immigrazione, dell’impegno per l’abolizione delle Regioni e per il taglio delle tasse e della difesa della famiglia. Ci saranno rappresentanti del mondo cui si rivolge la Meloni, un imprenditore per parlare di tasse, le associazioni di sicurezza per parlare di immigrazione, l’economista Alberto Bagnai per parlare di euro. Ma Giorgia sarà l’unica «politica» a prendere la parola. Nelle ultime settimane le sue dichiarazioni sono state centellinate. Solo dopo diversi giorni ha parlato per la prima volta di «mafia Capitale». Lo ha fatto per marcare le distanze dalla gestione politica di Alemanno «che non ha infranto un sistema di potere consolidato». E ha scherzato sulle parole di Salvini, che la vede sindaco di Roma ma sostiene che a livello nazionale la Lega andrà da sola: «Anche io vedo bene Salvini come sindaco di Milano». Proprio alla Lega sarà dedicato un passaggio del discorso di oggi. Sì a un tratto di strada da percorrere insieme - sarà il senso delle parole della Meloni - ma finché la Lega non eliminerà la secessione dallo statuto e non utilizzerà il Sud solo come bacino di voti da consegnare al Nord, nessun’altra sinergia sarà possibile. Infine il passaggio sulla corsa al Campidoglio, con l’obiettivo di fare chiarezza. Nonostante ad oggi non ci sia una data per le elezioni, nel centrodestra è già partita la corsa alla candidatura. E se c’è un mondo che guarda a Giorgia Meloni, ce n’è un altro che studia le mosse di Alfio Marchini. «Non condivido quello che Cicchitto ha detto a Il Tempo - spiega Rampelli - perché credo che questa transizione che ha visto un pezzo del centrodestra appoggiare il centrosinistra debba terminare al più presto. Volerla rilanciare a Roma è uno scenario inquietante. Significherebbe archiviare il bipolarismo». Ma Rampelli ne fa anche una questione di «dna» dei candidati. «Anche i non addetti ai lavori dovrebbero sapere che Marchini è di sinistra. Prima delle ultime Comunali - continua il capogruppo di Fdi - ha raccolto le firme per partecipare alle primarie Pd e poi si è ritirato per non perdere. La sua famiglia è stata storicamente vicina al Pci e rappresenta interessi economici ai quali Roma non va consegnata». Allo stato attuale, una proposta comune dell’intero centrodestra - almeno come si era abituati a immaginarlo - resta assai difficile. Né la «mediazione» proposta da Rampelli sembra praticabile: «Altro discorso sarebbe se Marchini decidesse di appoggiare il candidato del centrodestra. Ma non vedo perché dovrebbe fare oggi quello che un anno e mezzo fa non fece al ballottaggio...».
E la Meloni «scende in campo»
Oggi al Quirino annuncerà la sua «disponibilità» a candidarsi sindaco. Rampelli boccia Marchini: «È di sinistra, non seppelliamo il bipolarismo»
