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Donna Assunta: «La sala negata a Giorgio? È gente già punita da Dio»

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«Costernazione». Questo è il sentimento di Donna Assunta Almirante alla notizia che la Regione Trentino ha negato una sala per svolgere un convegno in ricordo di suo marito Giorgio, storico Segretario del Movimento Sociale Italiano, a cento anni dalla nascita. C’è delusione, in Donna Assunta, ma anche la ben nota determinazione nel custodire la memoria storica del leader e rivendicarne l’esperienza politica. «E pensare – spiega – che Giorgio parlò per nove ore filate alla Camera a favore dell’autonomia del Trentino Alto Adige. Si è sempre impegnato a fondo per difendere le istanze di quella terra. E poi in Trentino prendemmo una casa per le vacanze, dove io vado tutt’ora». E com’era il rapporto di suo marito con i trentini? «Meraviglioso. Hanno sempre dimostrato nei nostri confronti cortesia e gentilezza. Giorgio, poi, lì viveva pienamente la quotidianità. Ricordo che andava in macelleria a fare la spesa, le signore lo riconoscevano e volevano cedergli il posto in fila, ma lui aspettava sempre il suo turno». Quindi immagino che, anche tenuto conto questo legame, il rifiuto di concedere la sala per commemorare Almirante faccia ancora più male. «Esatto. I responsabili di questo gesto sono dei poveri uomini che devono vergognarsi. Dio ha già punito questa gente non dando loro il cervello. Ma è, purtroppo, segno del degrado che vive l’Italia. Mi dispiace per i giovani intelligenti, perché sono loro a rimetterci vivendo in un Paese nel quale la moralità a quanto pare non esiste più». La decisione della Regione Trentino è arrivata dopo giorni di pressioni in cui alcune realtà, come l’Anpi di Milano, Sel, Rifondazione, comitati Tsipras per citarne alcune, sottolineavano l’ inopportunità di celebrare Giorgio Almirante il giorno dell’anniversario della strage di Piazza Fontana. «La figura di Giorgio con quella tragedia lì non c’entra assolutamente nulla» Non sarà che c’è una ragione censoria di fondo, cioè la volontà di soffocare una parte della storia? «Esatto, è quello il nodo, si vuol cancellare una parte della memoria di questo Paese». E questo si ricollega anche ad un altro aspetto. Ogni volta che si fa una proposta di intitolare una strada o una via ad Almirante succede un pandemonio. Non sarà anche un po’ colpa della destra che non riesce ad affermare la propria identità? «No, per il semplice fatto che la destra non esiste più. Bisognerebbe chiamare la Sciarelli e "Chi l’ha visto?" per ritrovarla». A questo proposito, il centenario di Almirante non avrebbe potuto rappresentare un’occasione per riscoprire certi valori e ridare la carica? «Certo, ma purtroppo non è stato così. A destra manca tutto. Manca persino il nome "destra". C’aveva provato Storace, ma poi si è visto come è andata a finire. E poi c’è un’assenza di uomini, di cervelli, di iniziative. Vedo una generale noncuranza. Ogni tanto qualcuno fa lo stretto indispensabile, ma non basta. Io, sinceramente, non scorgo neanche una minima luce». E nel Paese, invece, c’è voglia di destra? «Sì, eccome! Me ne sono accorta in tutte le commemorazioni di Giorgio a cui ho preso parte. Quindici giorni fa siamo stati tra Padova e Trieste. A Trieste, in particolare, la sala era pienissima, una meraviglia. Sono rimasta molto emozionata. Solo a Trento sono stati capaci di fare quella vergogna di negare la sala. Pensare che pure Napolitano ha riconosciuto l’importanza di Almirante. Ci ha mandato una bellissima lettera in occasione di un evento a Roma. In tutte le occasioni in cui lo abbiamo interpellato si è comportato sempre da gran signore. Lo ringrazio per la sua sensibilità, la stessa che ho trovato anche in un’altra persona». Chi? «Bianca Berlinguer. Per avermi invitato ad una iniziativa in ricordo di suo padre Enrico. E avevo persino il posto in prima fila. Questa è civiltà e intelligenza. Lo spirito giusto per affrontare le cose».

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