Quale scelta migliore del giudice autore del libro autobiografico «Cacciatore di mafiosi» e definito «cane sciolto» per il posto da Assessore alla Legalità di Roma Capitale, soffocata dall’inchiesta per mafia? Un goal messo a segno dal sindaco Ingazio Marino che ieri, prima di ufficializzatre la nomina del giudice Alfonso Sabella, si è recato al Csm. Un pezzo da «novanta» insomma. Agrigentino, 51 anni, Sabella è magistrato dal 1989, ha cominciato la sua carriera alla Procura di Termini Imerese e nel 1993 passa alla Procura antimafia di Palermo diretta da Gian Carlo Caselli. Cattura boss latitanti del calibro di Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca ed Enzo Brusca, Pietro Aglieri, Nino Mangano, Vito Vitale, Mico Farinella, Cosimo Lo Nigro, Carlo Greco e decine di altri fra capimandamento, killer stragisti e potenti uomini d'onore. Nel 2002 viene trasferito alla Procura di Firenze e oggi è giudice al Tribunale di Roma. Politicamente un colpaccio nel giorno in cui Marino incassa una bella querela da parte dell’ex sindaco Alemanno per aver sostenuto, in pubblica piazza, che «l’impianto criminale nasce nella destra di Alemanno». E mentre il sindaco studia alla nuova giunta, che alla luce delle nuove notizie e con un magistrato del calibro di Sabella dovrà forse subire qualche ritocco in più del previsto, fuori il clima è da campagna elettorale. Un tam tam di comunicati da destra, sinistra, Pd, civica. Chi va contro Marino, chi (ed è curioso) nel Pd si affretta a stucchevoli note di supporto al «marziano» che solo fino a qualche giorno fa volevano rispedire su Marte. Il caos nel Pd è talmente "oltre" qualsiasi inchiesta che ieri l’assemblea regionale ha persino ritirato la mozione di sfiducia a Fabio Melilli. Quello, ricordiamo, "impallinato" per la presentazione della lista dei candidati al Consiglio metropolitano diversa da quella votata in Assemblea. Ma per fare la guerra spesso occorre fare la pace e così Melilli torna a guidare il Pd Lazio. La prima dichiarazione è ovviamente di pieno sostegno al sindaco Marino, e di difesa «con forza» all’operato del governatore Zingaretti. La prima proposta del «ritornato» segretario regionale è «una gestione collegiale ed istituzionale della segreteria che coinvolga i segretari di tutte le province e il commissario di Roma, oltre ai capigruppo in Comune e alla Regione Lazio. Chiedo poi una collaborazione a Piero Badaloni per svolgere un ruolo simile a quello che farà Barca a Roma, ovvero per tracciare una mappatura dei circoli regionali del Pd». Così, politicamente, il ritorno di Badaloni fa quasi più notizia della nomina di Sabella.
L’ultima di Marino: ecco il super giudice
Il sindaco nomina in giunta il magistrato Alfonso Sabella. Si occuperà di Legalità
