Un grande show mediatico. Matteo Salvini, in un’affollatissima conferenza prima, poi alla radio e in tv, a pochi giorni dall’annuncio ufficiale della «cosa leghista» alla conquista del sud, parla di tutto e tutti con le sue ricette per tasse, sicurezza e euro. «Voterei Giorgia Meloni sindaco di Roma? Sì, perché no?»: così il leader della Lega, al programma «Un Giorno da Pecora», su Rai Radio2. E ribadisce che a lui la moneta unica non piace, ma il referendum anti-euro (che i grillini stanno annunciando quasi in contemporanea) è una presa in giro. Così ieri è scoppiata la «guerra tra no-euro». Salvini aveva dato appuntamento in mattinata alla Stampa Estera di Roma, via dell’Umiltà. Il 15 annuncerà un nuovo soggetto politico, ieri ne ha definito la rotta e gli scopi. L’Unione europea, come è oggi, «va abbattuta e ricostruita. A Bruxelles non c’è nulla di riformabile, ci sono solo una serie di gruppi di potere che hanno in odio l’Italia». Conferma la linea «no euro», ma con una bella sportellata a Grillo che, in Senato (a quattro passi da via dell’Umiltà), illustra in un incontro con la stampa, il mega-progetto per sottoporre ai cittadini l’uscita dalla moneta unica. «Grillo? - commenta Salvini - Il suo referendum per uscire dall’euro è una presa in giro. Si tratta di un referendum consultivo che nemmeno la Costituzione prevede, avrebbe tempi lunghissimi ed efficacia zero». La risposta di Grillo è immediata: «La Lega non è il piano B, il piano B siamo noi. Salvini è stato messo lì per togliere noi dal contesto del dialogo politico. Salvini fa parte dell’establishment». E ancora: «Questa felpa, questo maglioncino nella notte che dice cose sgradevoli su di me - ha aggiunto con sarcasmo il leader 5 Stelle - io nemmeno lo conosco. La Lega è stata per sette-otto anni al potere, ha preso i soldi. Lui ha la moglie ricoverata alla Regione Lombardia mentre io non ho interessi personali, non devo mettere la moglie o mio figlio». La contro-contro risposta di Salvini è secca: «Il referendum non serve a niente. E se a Grillo non piacciono le mie felpe chi se ne frega». Polemica con Beppe a parte il segretario federale ha parlato dell’Universo Mondo. A cominciare dalla sicurezza: «Chi compie una violenza sessuale una volta non deve poterla compiere più - ha detto - Stiamo studiando un progetto di legge sulla castrazione chimica». E poi una botta a Renzi: «In politica economica non ne azzecca una: sarà simpatico, fa tweet, mangia gelati ma è fortunato». E ancora: «Non credo che durerà molto...», comunque «anche nell’era di sua Maestà Renzi», chiudono «120 aziende al giorno. Io in Matteo Renzi ci spero, non gufo contro di lui - ha anche assicurato - Ma ad occhio mi accorgo che tutto quello che fa finisce con il peggiorare la nostra economia». Allora cosa serve al Paese? «Una flat tax, con aliquota al 15 per cento - ha spiegato - in una dichiarazione dei redditi di una pagina». E da Putin cosa è andato a fare? «Non per chiedere soldi come hanno scritto i giornali. Ma perché sposiamo una visione diversa dell’Europa che non passa certo da Bruxelles».
Salvini «sposa» Meloni: «La voterei sindaco»
Il segretario della Lega spinge la leader di Fdi. Poi attacca Grillo: «Il referendum sull’euro è una presa in giro». L'ANALISI Ora Giorgia scelga tra passato e futuro
