L’Italia conquista un altro record. È al di sopra della media Ue per pressione fiscale e numero medio di ore richieste per gli adempimenti. Fisco e burocrazia, è questo il binomio che consente all’Italia di sorpassare i partner europei. Lo denuncia il Cnel, nella sua relazione annuale sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini. L'anomalia italiana risiederebbe soprattutto nei tempi di lavorazione dell'Iva che dovrebbero essere velocizzati proprio per la diffusa crisi di liquidità delle imprese. L’istituto riconosce che «sono state intraprese numerose iniziative di natura normativa e amministrativa, per consentire una significativa accelerazione nell'erogazione di tali rimborsi» ma i risultati non si fanno ancora sentire. Lo scenario tratteggiato dal Cnel è desolante. I servizi a cittadini e imprese hanno costi alti e spesso sono di bassa qualità. Il Cnel salva solo il servizio sanitario, nonostante le differenze tra Nord e Sud, che ha costi medi pro capite inferiori alla media Ocse pur assicurando una speranza media di vita ai livelli più alti tra le economie sviluppate. Bocciatura secca del sistema giudiziario. La Relazione riporta la graduatoria dell’Ocse che colloca l’Italia in fondo alla classifica dei Paesi considerati per la capacità di far rispettare le regole con equità, davanti solo a Grecia, Turchia e Messico. Chi ha un processo civile in corso deve armarsi di tanta pazienza. Per il verdetto conclusivo bisogna aspettare in media 1.185 giorni, oltre 4 anni, se si considerano le festività e i fine settimana, in lievissimo miglioramento sui 1.210 giorni necessari in media nel 2013. Un piccolo segnale positivo arriva dai costi del processo scesi in media dal 29% al 23% del valore della causa. La Relazione insiste sull’«enorme ritardo del sistema giudiziario, oneroso e inefficiente». Non c’è da stupirsi quindi se il rapporto tra gli italiani e la giustizia sia caratterizzato da una profonda sfiducia. Questa situazione influenza anche l’atteggiamento degli investitori internazionali. Incertezza delle regole, alta pressione fiscale e burocrazia lenta non rendono appetibile il nostro Paese per le imprese estere. Il Cnel riporta la graduatoria Doing business 2014 che pone l'Italia al 138esimo posto per prelievo fiscale e tempi necessari a pagare le imposte. Anche per la formazione delle giovani generazioni non c’è un giusto rapporto tra spesa e risultati. L'Italia spende per alunno più della media Ocse ma la preparazione in lettura e matematica risulta inferiori alla media. Nel complesso rispetto al Pil il valore della spesa pubblica italiana in Istruzione, che rappresentava nel 2001 una quota pari al 4,1%, è scesa al 3,7% nel 2012 a fronte di una popolazione scolastica totale in lieve aumento. Nel 2013 la quota di popolazione con un titolo di scuola secondaria superiore era pari a 56,5% rispetto al 71,8% nell'Europa.
Mala giustizia, oltre 4 anni per una causa civile
Italia al top Ue per pressione fiscale e numero di ore richieste per gli adempimenti
