Politica

Il dopo-Malagrotta un affare per le cooperative

Erica Dellapasqua Approfittare della chiusura di Malagrotta, la più grande discarica d'Europa, e spingere sugli appalti della raccolta differenziata: la nuova mafia romana aveva un piano, ed...

Approfittare della chiusura di Malagrotta, la più grande discarica d'Europa, e spingere sugli appalti della raccolta differenziata: la nuova mafia romana aveva un piano, ed agganci giusti tra Ama e Campidoglio, per trasformare in affare la perenne emergenza rifiuti della Capitale. Un punto sul quale il patron dell’invaso Manlio Cerroni, anche lui finito agli arresti in un’altra indagine della procura sempre coordinata da Pignatone, ha più volte insistito: «Tutti sanno che tra i miei meriti c’è anche quello di aver tenuto lontano da Roma le organizzazioni malavitose». La municipalizzata capitolina che si occupa dell’igiene urbana, è notorio, è una «macchina da appalti»: dallo spazzamento stradale alla raccolta del multimateriale fino allo smaltimento dell’indifferenziata la maggior parte dei servizi, come emerso anche dall’inchiesta «Mafia Capitale», viene affidato a ditte o cooperative esterne. Le indagini, in particolare, evidenziano l’interesse di Buzzi e soci per almeno quattro gare che sarebbero state aggiudicate alla cricca criminale per il tramite di figure chiave come l’ex ad Franco Panzironi, l’ex dg Giovanna Anelli e l’attuale direttore generale Giovanni Fiscon: la numero 18 del 2011 (21 milioni 450mila euro) per «l’affidamento del servizi di raccolta, trasporto e conferimento di rifiuti organici», la numero 30 del 2013 (12 milioni 800mila euro) riguardante «la raccolta di multimateriale leggero e degli imballaggi in vetro», ed altri due bandi per «raccolta foglie» e «lavori non meglio precisati per un valore di 5 milioni». «L’Ama c’est moi», diceva Buzzi al telefono e annota il gip nell’ordinanza di arresto a proposito della «gara provvisoria relativa all’emergenza rifiuti, preconcordata da Fiscon (dg di Ama, ndr) con i rappresentanti di Federambiente». «Fiscon - continua il gip - tenta di allargare l’intesa preventiva anche alle società riconducibili a Buzzi, invitandolo a presentare l’offerta, spiegandogli il modo in cui doveva farla e chiedendogli di modificare quella già presentata perché imprecisa». L’idea del colpo grosso matura, dunque, quando è ormai chiaro che alla discarica di Malagrotta non verranno concesse ulteriori proroghe mentre Roma, siamo nell'ottobre 2013, non ha alcun piano B: da un lato, pur puntando tutto sull’aumento della raccolta differenziata, il solo impianto di Maccarese è sufficiente per trattare a malapena metà delle quantità prodotte, dall’altro l’unico «buco» nel quale finiva tutta la parte indifferenziata (cioè le tonnellate maggiori) non sarebbe stato più disponibile. «Io sarei già in Ati con degli spagnoli che hanno navi e ca..i vari, a me servirebbe qualcuno sui trasporti su gomma», spiegava Buzzi ai suoi sodali prefigurando la movimentazione dei rifiuti verso l’estero via mare attraverso il porto di Civitavecchia.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.