Il volto di quel bambino mostrato continuamente in tv, i suoi tratti, ma soprattutto gli occhi spenti e smarriti rivelano una grande sofferenza. Chi, come me, ha visto e vede bimbi maltrattati, abusati, bimbi che soffrono al punto di non saper descrivere il loro dolore, non può non rendersene conto. Come giudice minorile sono sempre colpita dal patimento dei più piccoli; immediatamente mi pongo nell'ottica di ogni giudice minorile, proteso a rimuovere la situazione di pregiudizio che coinvolge e spesso sconvolge quel bambino e a individuare la decisione che risponde al suo interesse. Ma Loris Andrea non solo mi era lontano, Loris Andrea è stato ucciso, non c'era già più quando il suo volto è stato mostrato a chi non lo conosceva. Qui però vale la pena di ricordare che qualcuno lo vedeva tutti i giorni. È inconfutabile che in una piccola comunità, dove il controllo sociale è addirittura pervasivo, non può sfuggire, se non a tutti, almeno alla maggior parte dei cittadini, il vissuto di quel bambino dal volto triste, senza sorriso. Eppure il continuo e forte appello del Procuratore non sembra finora avere avuto risposta. La comunità non è apparsa incline alla collaborazione; indignata sì verso i giornalisti che per mestiere devono arrivare dove si verificano fatti di cronaca che attirano l'interesse e lo sdegno dell'Italia intera. La piccola comunità avrebbe potuto muoversi, indignarsi e contribuire a dare un nome e un volto a chi ha infierito su Loris. E invece niente. Solo silenzi. E un paese che tace dopo che un bambino sicuramente sofferente è stato ucciso è un paese che ha paura della verità. Nella mia esperienza la sofferenza di un bambino non può sfuggire né alle persone che gli vogliono bene né a quelli che gli sono vicini. Queste persone devono interrogarsi e dare risposte, ed è su queste persone che giustamente lavorano gli inquirenti, i quali sono sicuramente vicini alla soluzione, per dare così un volto alla persona o alle persone che hanno commesso un così efferato delitto.
La tragica realtà in quello sguardo
di Melita Cavallo, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Roma