Politica

Inchieste e sondaggi, Renzi teme il voto

Il premier costretto sulla difensiva dal caso Roma e dai richiami dell’Europa: «La mia segreteria durerà tutta la legislatura, non lasceremo la Capitale ai ladri»

I sondaggi lo danno ormai tutti in calo, stabilmente sotto il 50% della fiducia (ai livelli peggiori di Enrico Letta) mentre all’inizio del mandato è andato anche oltre i 70 punti. L’economia non riparte. Anche il 2014 chiuderà con un bel segno meno davanti e per l’anno prossimo sfumano sempre più le certezze che la ripresa arrivi presto. Le agenzie di rating lo mollano, Standard and Poor’s appena venerdì ha nuovamente declassato il giudizio sul nostro Paese. Come se non bastasse anche la Merkel ha ripreso a bastonare l’Italia e l’Ue rimanda il governo a marzo. Così, il premier si mostra un po’ meno baldanzoso. Costretto com’è a difendere il suo partito dalle accuse. Nel suo intervento all’assemblea dei giovani democratici #factory 365 a Roma, avverte: «Non sappiamo se quello che emerge dipinge dei tangentari all’amatriciana o dei mafiosi, lo dirà la magistratura, ma noi non lasceremo la capitale in mano ai ladri. Non mi basta lo sdegno delle prime 48 ore, bisogna fare rapidamente i processi, chi è colpevole paghi fino all’ultimo centesimo e all’ultimo giorno perché non è possibile che in Italia non paghi nessuno. Ogni giorno chiederemo che si facciano velocemente i processi». Poi Renzi sottolinea come «prendere una tangente è la cosa peggiore che un politico possa fare, e con noi quelli hanno chiuso». Ai ragazzi del suo partito il segretario dice: «Voi siete la classe dirigente dell’Italia che va a testa alta e senza chiedere scusa se esisto. L’Unione europea non è solo insieme vincoli e spread, un accordo notarile ma prima di tutto una comunità». Quindi conferma la linea portata avanti a Bruxelles e ribadisce la mission del partito: cambiare l’Italia con le riforme. «Siamo qui per cambiare il Paese che quelli prima di noi non sono riusciti a cambiare. Dobbiamo prendere il Paese e restituirlo non solo più bello, ma più semplice e più capace di crederci, più capace di entusiasmarsi». Ripercorre le tappe della cronaca politica degli ultimi mesi, richiama il suo cavallo di battaglia: la vittoria alle Europee. «Quando il 25 maggio - dice - ci siamo svegliati con quel 41% è accaduta una cosa molto importante: si è messa la parola fine al populismo di Grillo e il mondo dello spettacolo vi deve molto, dato che dal 13 marzo Grillo tornerà a fare teatro». Il premier rimane convinto che il detto “uno vale uno” non sia vero. Ciascuno infatti «conta come gli altri ma se ciascuno di voi prova a mettersi in gioco non vale uno ma molto di più». Torna a parlare del partito legandolo alle sorti «Innanzitutto vi do una brutta notizia. Questo è il primo di quattro anni pieni che faremo insieme. La durata della segreteria e della legislatura devono andare insieme». Una frase per nulla buttata lì, tanto per dire. Ma che rivela come ormai Renzi stia archiviando del tutto l’intenzione di forzare la mano e andare al voto perché evidentemente non è più tanto sicuro di una vittoria scontata. Ma viene incalzato da Mariarosaria Rossi, senatrice molto vicina a Berlusconi: «Lo scandalo di Roma ha trascinato la politica e gli amministratori pubblici in un sistema di corruzione e malaffare che per anni, anziché occuparsi della Capitale più bella del mondo, si è concentrato a utilizzare la cosa pubblica per portare avanti interessi e affari personali. Questo dimostra che adottare le preferenze nel sistema elettorale non risolve il problema di selezionare una classe dirigente degna di ricoprire ruoli istituzionali. E da amministratore del più grande partito di centrodestra ritengo che le preferenze e l’abolizione del finanziamento pubblico possano facilitare sistemi di corruzione. Sono i partiti che devono riconquistare la fiducia dei cittadini attraverso scelte rigorose di chi è chiamato a rappresentarli. Il Consiglio comunale di Roma va sciolto; non esiste altra soluzione».

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