Politica

La Merkel boccia le riforme di Renzi

Per il Cancelliere tedesco «sono insufficienti». Stesso giudizio sulla politica di Hollande

Angela Merkel boccia Renzi. A due giorni dal taglio dal downgrade di Standard & Poor’s che ha ridotto il rating dell’Italia facendola precipitare a un gradino appena superiore a «spazzatura», il Cancelliere tedesco ci mette il carico da quaranta. E questa volta randella anche il presidente francese Hollande. In una intervista al Die Welt Merkel dice chiaro e tondo che «le riforme adottate da Francia e Italia sono insufficienti». Una dichiarazione che in molti spiegano con la necessità di mostrare il pugno d’acciaio a due giorni dalla scontata conferma alla guida del suo partito, l’Unione cristiano Democratica favorevole alla linea del rigore. La Commissione europea, ha rimarcato il capo del governo tedesco, «ha stabilito un calendario in base al quale Francia e Italia dovranno presentare misure supplementari. È giusto, perchè questi due Paesi si trovano nel pieno di un processo di riforme». Ma la Commissione, ha voluto sottolineare la Merkel, ha anche detto in maniera chiara che «quanto messo fino ad ora sul tavolo non è sufficiente. E su questo sono d'accordo». Il messaggio è rivolto non solo ai gioverni di Roma e Parigi ma in modo sotterraneo anche a Bruxelles che ha rinviato a marzo il verdetto sui conti pubblici dei due Paesi e al presidente della Bce. Mario Draghi a gennaio potrebbe avviare quel quantitative easing (l’acquisto di titoli del debito sovrano) da sempre osteggiato dall’area rigorista di Berlino che ha nella Bundesbank il massimo esponente. L’acquisto di titoli di Stato è considerato dai rigoristi un aiuto ai Paesi in difficoltà, in particolare Italia e Francia. La bacchettata a Renzi e Hollande equivale a dire che invece di contare sull’«aiutino» della Bce, i due governi devono fare la propria parte con riforme strutturali. Ma è anche un invito pressante alla Commissione europea a non fare sconti nel prossimo giudizio. Immediata è arrivata la replica risentita del governo che per bocca del sottosegretario agli Affari europei, Alessandro Gozi, ha intimato a Berlino «un maggior rispetto per Roma». «La logica dei compiti a casa è finita» ha arringato Gozi che ha sollecitato Berlino «a occuparsi dei propri problemi». E sottolinea che c’è anche una «questione di stile giacchè il governo italiano non si è mai permesso di dare le pagelle a un Paese membro della Ue». Quanto alla bocciatura delle riforme, il sottosegretario ricorda che tali riforme «hanno ricevuto un coro internazionale di apprezzamenti, dal presidente degli Stati Uniti Obama al Fondo Monetario». Gozi poi mette il dito nella piaga. Invece di dare lezioni, Berlino «farebbe meglio a concentrare la sua attenzione sulla domanda interna, sulla mancanza di investimenti o sugli squilibri della bilancia dei pagamenti tedesca. Sarebbe un contributo importante che la Europa aspetta da tempo da parte di Berlino e che sinora non è arrivato». Per Forza Italia Renzi «ha avuto l’ennesima umiliazione pubblica». Il presidente della Commissione Finanze della Camera sottolinea come Renzi non faccia che «inchinarsi sistematicamente ai diktat di Berlino e Bruxelles». Poi ricorda che «nonostante l’Italia abbia accettato una correzione complessiva da oltre 6 miliardi, oltre 3 dei quali a danno della riduzione di tasse per gli italiani e nonostante tutte queste genuflessioni, ora è giunta la pubblica umiliazione da parte della Merkel».

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