Caro Direttore, scusa il disturbo ma proprio non ce l'ho fatta a trattermi dallo scriverti. La prolifica produzione di tweet e invettive di Roberto Saviano, nella quale mi sono imbattuto ieri surfando un po’ sul Web, sulle intercettazioni dell’inchiesta "Mafia Capitale", in cui vieni citato, mi fanno sorgere un dubbio. Non su quello che Roberto sostiene ma sul perché sia così aggressivo, oggi. Ricorderai bene, Direttore, che fino a qualche anno fa non dico contestarlo, ma addirittura essere semplicemente in disaccordo con lui significava, nella migliore delle ipotesi, essere un simpatizzante della camorra. Era "untouchable", un intoccabile. L'apprezzamento unanime che lo circondava era totale e assorbente rispetto a quelle pochissime e flebili voci contrarie. Una di queste era la mia. E sarebbe rimasta una nota di violino in uno stadio affollato, se proprio tu non avessi raccolto la sfida a dimostrare che molte pagine del suo bestseller "Gomorra" erano copiate dagli articoli di tanti bravi cronisti napoletani. Era il 2008, quando su "Il Giornale" uscì una tua coraggiosissima controinchiesta (la berlusconiana Mondadori editava il libro, non voglio pensare i problemi che hai avuto) che iniziò a fare strazio del Mito. Cinque anni dopo, la Corte d'appello di Napoli lo avrebbe condannato a pagare 60mila euro di risarcimento ad alcuni quotidiani cittadini per plagio. Come tutte le star, anche lui è diventato allergico alle critiche. È comprensibile. Soprattutto se queste arrivano a conclusione di un lavoro giornalistico che scava e confronta, verifica e indaga. E soprattutto porta alla luce ciò che gli altri, difficilmente, hanno interesse a mandare in edicola. Come la lettera di scuse da lui firmata per evitare un imbarazzante processo per diffamazione intentatogli dall'ex sindaco di Pignataro Maggiore, Giorgio Magliocca, prosciolto dopo un'inchiesta assai deboluccia della Procura antimafia di Napoli. O come la querela (sua, stavolta) contro l'ex brigatista Paolo Persichetti che dimostrò, carte alla mano, che non ci fu alcuna telefonata tra Saviano e la mamma di Peppino Impastato. Denunciò Persichetti perché su "Liberazione" aveva messo in dubbio la sua Parola, Saviano. Il gip decise che l'ipse dixit non ha fondamento giuridico e archiviò tutto. Talvolta, direttore, mi è capitato di affiancarti in quest'attività di approfondimento giornalistico sul suo lavoro letterario. Perché pensavamo - e pensiamo - che sia ancora una notizia se la procura antimafia di Napoli apre un fascicolo su presunte mazzette allungate ai boss Casalesi per girare alcune scene del film "Gomorra" di Matteo Garrone. Ne ha parlato anche un pentito, Oreste Spagnuolo ma su questo imbarazzante particolare, quando gliel'abbiamo chiesto, Roberto ha fatto calare il silenzio. O se i cast delle pellicole alle sue opere ispirate sono stati decimati dagli arresti: l'ultimo è stato Danielino, ma prima c'erano stati Nicola Battaglia e Salvatore Fabbricino (droga), Bernardino Terracciano e Giovanni Venosa (che camorristi non lo erano solo al cinema, ma anche nella vita), Marcello D'Angelo (racket), Rosario Armani (condannato a 10 anni). E l'indagine per favoreggiamento sui manager della società di produzione della fiction Sky, allora? Sempre tu, direttore, hai difeso in solitudine l'ex capo della Mobile Vittorio Pisani quando il tritacarne mediatico-giudiziario lo stava massacrando per un processo da cui è stato assolto (e il suo accusatore, il pentito Salvatore Lo Russo, invece rinviato a giudizio per calunnia). E proprio Pisani aveva avuto l'ardire di dichiarare che la scorta allo scrittore non era dovuta. Apriti cielo. E, a proposito di scorta, ricordi quando pubblicai il lungo elenco dei giornalisti campani che rischiano la vita senza il cordone di sicurezza che ha lui? E l'assoluzione di Bidognetti e Iovine per le presunte minacce in aula a Roberto? Dicci la verità: che cosa hai scritto per averlo fatto arrabbiare così tanto? O se l'è presa quando ti sei occupato della notizia che è stato condannato a 30mila euro di risarcimento (di nuovo) per aver diffamato Enzo Boccolato, un povero cristo che nel suo "Gomorra" era diventato nientemento che un narcotrafficante? E allora ti chiedo: hanno o no valenza giornalistica, tutte queste cose? Se Saviano cita per un milione di euro il vicedirettore del Tg1 Genny Sangiuliano, il Corriere del Mezzogiorno e la nipote di Benedetto Croce, Marta Herling, perché hanno smentito una sua ricostruzione - che non è storicamente accertata, per di più -, gli si può dedicare qualche riga o no? E gli si può far notare che nel suo capolavoro l'unico politico citato - il senatore Lorenzo Diana - è stato assessore a San Cipriano d'Aversa con il fratello del boss Antonio Bardellino e che, oggi, il pentito Antonio Iovine afferma che, in fondo, pure l'incorruttibile Diana non è che abbia fatto chissà che cosa contro la camorra? Sono domande legittime che ti pongo ora che Saviano ripete ossessivamente il suo mantra contro il Tempo e il suo Direttore. Ma che gli hai fatto? Certo, Saviano spesso c'ha messo del suo per attirare l'attenzione (in negativo): prima firma e poi ritira l'appello per la liberazione del killer Cesare Battisti; fa l'equilibrista sulle violenze di Israele in Palestina; definisce il suo "mito" il pugile Pietro Aurino, che poi sarà arrestato perché picchiava chi non pagava il pizzo. Lancia l'allarme sulle mele della Val di Non in mano alla criminalità, salvo poi rimangiarsi le parole (e le mele). Spara a zero sulla Lega ma dimentica di specificare che il circolo "Falcone-Borsellino", dove si riunivano i boss della 'ndrangheta, a Paderno Dugnano, vicino a Milano, era gestito da un ex consigliere del Pd. Crocifigge Nicola Cosentino, l'ex sottosegretario agli arresti per concorso esterno, perché si è permesso di dire che don Peppino Diana, il prete ucciso dai Casalesi, era un suo elettore (cosa emersa dagli atti processuali). Tesse le lodi dell'inchiesta di Ilda Boccassini che ha mandato in galera per 200 giorni Ambrogio Crespi sulla base delle dichiarazioni di un testimone in cura psichiatrica. "Manganella" il poliziotto "cretino" che calpestò una ragazza durante gli scontri di Roma, ma non prende posizione quando il fidanzato della giovane - incastrato proprio da una controinchiesta fotografica de Il Tempo - viene indagato per la guerriglia urbana. Ecco, i suoi cinguettii di ieri - alla luce di quel po’ che mi è venuto velocemente in mente, ma c'è sicuramente altro che dimentico e che domani ti invio - hanno davvero un retrogusto strano, amaro. Scusa lo sfogo, ma la predica da Saviano proprio no. Ps: leggo su Facebook che anche l'europarlamentare Pina Picierno si accoda a Saviano. Ma lei che c'entra? Girava voce che i due fossero fidanzati, ma hanno smentito. E poi se si amano, son fatti loro. Che cosa può essere allora? Ma non è che, niente niente, sei tu quello che firmò l'articolo in cui si parlava dello zio della Picierno che ebbe come testimone di nozze il potente boss Lubrano di Pignataro Maggiore?
Saviano, fai un tweet su questa lettera
Tutte le inchieste sugli scoop copiati e sui granchi presi dall’autore di Gomorra. Ecco perché il «moralizzatore» se la prende con Il Tempo (e con il nostro direttore)
