Politica

Quei maiali tra l’immondizia una manna per le coop rosse

Bandi pilotati o affidamenti diretti durante le fasi emergenziali Ecco il sistema per truccare gli appalti

Bandi pilotati o affidamenti diretti durante le fasi emergenziali: la cupola criminale aveva agguantato il mercato del verde pubblico e dei rifiuti romani, tra i più redditizi anche perché sospeso, da anni, tra commissariamenti e carenze impiantistiche che puntualmente hanno assorbito «risorse straordinarie». È successo anche recentemente, il 30 dicembre 2013, quando il sindaco Marino - nel panico dopo il caso dei maiali fotografati a rovistare tra i rifiuti e in aperta polemica coi dipendenti Ama accusati di assenteismo - ha prelevato 4,9 milioni di euro del fondo di riserva per finanziare un piano di pulizia straordinaria appaltato, su chiamata diretta, anche alle coop oggi coinvolte nell’inchiesta, come la 29 giugno. «Dal 30 dicembre al 14 gennaio 2014 - ha poi rendicontato la 29 Giugno - sono state coinvolte 7 coop sociali, 29 Giugno, Formula sociale, Formula ambiente (tutte e tre riconducibili a Buzzi, ndr.), Arcobaleno, Serviplus e Casa Comune 2000, che hanno operato con 500 operatori nei servizi di supporto ad Ama decisi dal sindaco Marino». «Dei 5 milioni di euro preventivati - continuava la nota - 1.500.000 euro è stato destinato alla bonifica delle discariche, 1.300.000 alle coop sociali». E a marzo «due regali per Roma - si legge nel magazine della 29 Giugno - la coop ha offerto il servizio per ripulire gli argini dell’isola Tiberina ed aiutare i cittadini colpiti dall’alluvione a Labaro, Prima Porta e Giustiniana: anche in questo caso il sindaco Marino con una lettera di encomio ha ringraziato il nostro operato». Rifiuti e verde pubblico: gli affidamenti continuano: ad oggi entrambe le coop finite nell’inchiesta, tra le altre 29 giugno ed Eriches 29, risultano aggiudicatarie di servizi per conto di Roma Capitale, dalla manutenzione ordinaria nei parchi fino alla raccolta differenziata nei mercati rionali. Raccolta differenziata che, per la Procura, avrebbe fruttato un pozzo di soldi grazie al tramite di figure chiave della municipalizzata capitolina ai rifiuti Ama come l’ex ad Franco Panzironi, l’ex dg Giovanna Anelli e l’attuale dg Giovanni Fiscon: sarebbero almeno tre le gare «oliate» a favore dei gruppi riconducibili a Buzzi, la numero 18 del 2011 - importo 21 milioni 450mila euro - per «l’affidamento del servizi di raccolta, trasporto e conferimento di rifiuti organici», la numero 30 del 2013 - 12 milioni 800mila euro - per «la raccolta di multimateriale leggero e degli imballaggi in vetro» e un altro bando «per la raccolta foglie» e «lavori non meglio precisati per 5 milioni». «In tale contesto - si scrive nell’ordinanza - appare assai significativa la circostanza che, il giorno successivo all’aggiudicazione della raccolta differenziata, le società riconducibili a Buzzi eroghino, a favore della fondazione riconducibile a Panzironi e all’allora sindaco Gianni Alemanno, una somma pari a 30.000 euro». Ma Buzzi faceva di tutto anche per accaparrarsi il verde pubblico. Secondo il gip, Buzzi avrebbe messo le mani su almeno due appalti e spinto attraverso i politici e i suoi uomini nei Dipartimenti per rifinanziare i servizi già assegnati. Gli appalti del Dipartimento Tutela Ambientale sono quelli del 29 maggio 2013 per la manutenzione nelle ville storiche, da circa 152mila euro, e quello del 21 maggio 2014, per 1,1 milioni. Nel primo caso, Buzzi sfrutterebbe la presunta complicità della funzionaria Rossana Calistri, che lo aiuterebbe a superare la concorrenza della coop concorrente, Il Solco, avvertendolo della necessità d’inviare nuove certificazioni. Sembra essere Claudio Turella, responsabile del servizio Gestione Verde Pubblico, il vero gancio di Buzzi, che porterebbe la 29 Giugno ad accaparrarsi «la manutenzione delle piste ciclabili» e a «modificare l’originario stanziamento 800.000 euro iva compresa a 800.000 euro iva esclusa». «Ti ricordi le gare da indire? Io Sono al bar con le ragazze poi ti raggiungo», scriveva Buzzi a Turella in uno dei suoi sms. I Ros dei Carabinieri troveranno nel corso della perquisizione a casa di Turella, 570mila euro in contanti, nascosti in buste bianche di Roma Capitale.

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