Il governo blinda il Jobs Act in Parlamento, ponendo la fiducia, e in piazza dove un ingente schieramento di forze di polizia ha messo un cordone di sicurezza attorno ai palazzi della politica per arginare la protesta del corteo dei Cobas. Mentre il ministro del Lavoro Giuliano Poletti chiedeva la fiducia in Senato, per le strade del centro di Roma si è scatenata la protesta culminata in scontri con la polizia, lanci di uova e lacrimogeni. In serata è arrivato il via libera di Palazzo Madama con 166 sì e 112 no e un astenuto. Si chiude così l'iter parlamentare del ddl delega, che diventa definitivo. Ora sarà il governo a emanare i relativi decreti delegati. «È importante tenere in considerazione quanto dicono i sindacati ma poi governo e Parlamento hanno il dovere di assumere le proprie decisioni» ha detto Poletti per spiegare il voto di fiducia. Un voto accettato anche dalla minoranza Pd che alla fine ha piegato la testa per «senso di responsabilità». Un sì «condizionato» che rinvia la resa dei conti al momento della definizione dei decreti attuativi. Nella minoranza Pd unico voto contrario quello di Corradino Mineo che spiega il no alla fiducia come dissenso sul merito e come contestazione al «governo che sta abusando in modo grave di questo istituto». Durante le dichiarazioni di voto c’è stata la protesta dei parlamentari di Sel che dopo la bocciatura della legge da parte del senatore Giovanni Barozzino, hanno esposto cartelli con slogan polemici: «Jobs Act: ritorno all'800»; «Art.1: l'Italia è una Repubblica affondata sul lavoro», e «Statuto dei lavoratori listato a lutto. Poletti ha giustificato il ricorso alla fiducia come una decisione necessaria che però non chiude il confronto con l’opposizione e con le parti sociali. Miglioramenti e modifiche sono rinviate ai decreti attuativi. «Terremo conto delle opinioni espresse in Parlamento» ha detto il ministro. A chi ha criticato l’efficacia della riforma, il ministro ha replicato ammettendo che «non saranno le norme a produrre posti di lavoro perchè sono la cornice ma sono essenziali per il cambiamento». Il Jobs Act, secondo il ministro, dovrebbe creare «il contesto favorevole per promuovere una fase di crescita». Non ci sarà un aumento del precariato; la legge delega «vuole fare del contratto a tempo indeterminato il perno essenziale della nuova situazione». Poletti ha sottolineato che «su 100 avviamenti al lavoro oggi 85 sono con contratti a tempo determinato e di tutte le altre tipologie similari e 15 a tempo indeterminato». Per favorire i contratti a tempo indeterminato, ha spiegato il ministro, «abbiamo bisogno di una norma più flessibile, aperta e gestibile sul piano normativo e di un dato di convenienza sul piano economico». In attesa dei decreti attuativi anche i sindacati. «Renzi e Poletti hanno garantito il confronto con le parti sociali» ha ricordato Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, a Napoli per la seconda tappa della mobilitazione nazionale del sindacato. «Bisogna capire se il contratto a tutele crescenti a tempo indeterminato annulla le precarietà o no. Questo Paese che ha quasi 2 milioni di precari, di finte partite Iva, di freelance, cioè falso lavoro autonomo e autentico lavoro subordinato, mal pagato e mal tutelato». Per il leader dell’Ugl, Paolo Capone, «restano valide le ragioni dello sciopero generale proclamato con Cgil e Uil il 12 dicembre prossimo. Tanto più ora che è stata posta la fiducia».
La minoranza Pd piega la testa sul Jobs Act
Via libera definitivo con la fiducia. Tra i ribelli dem solo Mineo dà voto contrario
