Porte chiuse, citofoni muti, telefoni attaccati in faccia. C’è un muro di gomma attorno alla Cooperativa 29 Giugno e alla sua controllata principale, la Eriches 29. Una barriera resa ancora più inaccessibile il giorno dopo la deflagrazione dell’indagine giudiziaria che ha portato all’arresto del loro patron, Salvatore Buzzi. «No comment», «Non abbiamo nulla da dichiarare», sono le risposte alterate che ci riserva chi ci risponde al telefono, nel tentativo di contattare le sedi di viale Palmiro Togliatti e via Pomona. A viale Togliatti 1693, in particolare, c’è l’ufficio operativo della Eriches 29, il ramo "sociale" delle coop di Buzzi. Un core business di tutto rispetto fra campi rom, centri di accoglienza ed emergenza abitativa, stando alle intercettazioni "entusiastiche" del presunto «braccio destro di Massimo Carminati», che addirittura gli fanno preferire questi affari «al traffico di droga». Ma a Colli Aniene si fa fatica a individuare quali siano gli uffici della Eriches. Sul citofono c’è soltanto un generico Interno 2, a cui non risponde nessuno. Poco dopo ci accorgiamo di un altro nome, «Di Ninno Paolo», tra i 37 arrestati dell’operazione. Anche qui proviamo a suonare più volte, ma a vuoto. Chi è Paolo Di Ninno? Ragioniere, è il sindaco (revisore dei conti) della società Formula Ambiente, che si occupa di decoro urbano, una delle tante cooperative che orbitano nella galassia della 29 Giugno. Digitando sui motori di ricerca «Eriches 29», la sede che appare immediatamente è quella di via Santa Maria di Loreto 35, a Castelverde. Si tratta di un centro di accoglienza notturna, buono anche per rifugiati. Quando arriviamo, troviamo il cancello aperto. «Non sappiamo nulla, davvero. Leggiamo quello che scrivete voi - ci dice l’operatrice - Siamo preoccupati per il nostro lavoro, certo. Forse si faranno incontri con il sindacato, non so. Di più non so dire». Approfondendo scopriamo che l’immobile che ospita il centro è di proprietà della Sarim Immobiliare (altra controllata di 29 giugno), che costa al Comune almeno 150mila euro l’anno e che vi sono stati ospitati alcuni fra i 155 sopravvissuti della strage di Lampedusa di un anno fa. E ora che fine faranno i lavoratori della 29 Giugno e delle altre coop del gruppo? I più preoccupati sono gli operai, molti dei quali ieri mattina si sono riuniti in assemblea. Il quadro non è chiaro: «Stiamo aspettando indicazioni dall’Avvocatura Capitolina - ci dicono dalla Commissione capitolina Servizi Sociali - Non è escluso che si debba procedere alla revoca degli appalti e a nuove gare, per riassegnare la gestione dei servizi».
Gli operai di Buzzi: «Perderemo il lavoro?»
Vincenzo Bisbiglia Porte chiuse, citofoni muti, telefoni attaccati in faccia. C’è un muro di gomma attorno alla Cooperativa 29 Giugno e alla sua controllata principale, la Eriches 29. Una barriera...