Politica

Alfano va al centro Ma Ncd si spacca

Angelino Alfano rilancia il progetto di una grande aggregazione moderata. Alla direzione nazionale di Ncd il ministro dell’Interno imprime un’accelerazione ai gruppi unici in Parlamento con i...

Angelino Alfano rilancia il progetto di una grande aggregazione moderata. Alla direzione nazionale di Ncd il ministro dell’Interno imprime un’accelerazione ai gruppi unici in Parlamento con i centristi. Ma al tempo stesso deve incassare la piccola «ribellione» di una dozzina di senatori che, in polemica «con il metodo» non prendono parte ai lavori dell’assise. «Il gruppo unico di Area popolare può già vantare oltre 70 parlamentari iscritti», assicura Alfano ai presenti, ed «è il primo passo verso l’edificazione di un nuovo soggetto politico di centrodestra». «Tra Renzi e Salvini c’è una vera e propria prateria e noi la batteremo - insiste il leader all’hotel Flora in via Veneto - perché abbiamo la possibilità di conquistarla con la nostra identità. Dobbiamo camminare insieme con spirito di squadra, solo così possiamo lanciare la sfida alla sinistra, come dimostra il 9% ottenuto alle regionali in Calabria». Non passa inosservata, come detto, l’assenza di una dozzina di senatori. Alcuni, come Carlo Giovanardi e Luigi Compagna, del movimento «Popolari liberali», attendono chiarimenti su tempi e modi del «super gruppo centrista». «Noi - spiega Giovanardi - non siamo contrari a questo progetto politico e lo abbiamo detto nel luglio scorso, ma da allora non conosciamo i dettagli. Cosa succederà, per esempio, a Ncd? Di che cosa si tratta?». Altri esponenti, a microfoni spenti, sono ancora più espliciti: «Nessuno si oppone ai gruppi unici, a suo tempo abbiamo anche firmato per questa operazione. Ma il problema è di metodo. Per tre mesi non se n’è parlato e poi all’improvviso si accelera. Senza spiegare dove stiamo andando, chi stiamo imbarcando, perché...». Anche la componente calabrese di palazzo Madama (in testa Antonio Gentile) ha disertato la Direzione. Mancavano pure Guido Viceconte e Antonio Azzollini oltre al campano Giuseppe Esposito. Le perplessità dei «dissidenti» sono anche sull’Italicum. Nei giorni scorsi, infatti, i gruppi si erano riuniti con Alfano per discutere del tema e in molti erano intervenuti per esprimere tutti i dubbi relativi alla «fretta» di Renzi. «Che senso ha - il nocciolo della questione - approvare in tre giorni l’Italicum se poi non si vuole votare prima del 2016? Non sarebbe meglio fare con calma, e bene, una nuova legge elettorale e poi andare a votare quando serve al Paese, magari anche a ottobre?». Con questo clima, insomma, la partita dell’Italicum resta complessa. Specie al Senato, dove i numeri della maggioranza sono risicati e il «soccorso azzurro» di Forza Italia è messo in dubbio dalle fibrillazioni «fittiane».

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