Politica

MoVimento Cinque Stelle all'attacco: "Sciogliere il Comune"

Conferenza dei grillini in Campidoglio: sul tavolo le arance per i carcerati. Poi la richiesta al prefetto Pecoraro: "Commissariare"

Il Movimento 5 Stelle ha chiesto al prefetto Pecoraro di verificare "l'esistenza dei presupposti per lo scioglimento del Comune di Roma per mafia" a seguito dell'inchiesta condotta dalla procura. Nel sistema di malaffare che ha portato in carcere 37 persone tra cui l'ex terrorista dei Nar, Massimo Carminati, e che ha chiamato in causa altre cento, a cominciare dall'ex sindaco Gianni Alemanno, "sono tutti coinvolti tranne noi", ha detto il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio che ha concluso: "Liberiamo il Comune di Roma e riprendiamocelo". E poco importa, agli occhi dei grillini, se il sindaco Ignazio Marino ha ripetuto di "aver sbarrato la porta agli interessi, agli inciuci e ai rapporti poco chiari".   Intanto, mentre Alemanno ha deciso di autosospendersi da tutte le cariche del FdI-An, per evitare ogni tipo di strumentalizzazione e fino a quando non sarà chiarita la sua posizione, Carminati e altri dodici arrestati hanno preferito fare scena muta nell'interrogatorio di garanzia in carcere davanti al gip Flavia Costantini. Soltanto Franco Panzironi, che gli inquirenti ritengono a libro paga dell'organizzazione illecita, si è difeso spiegando di trovare assolutamente normale che finanziamenti provenienti da destra e da sinistra finissero alla Fondazione Nuova Italia, di cui l'ex sindaco è presidente.   Le indagini della procura e dei carabinieri del Ros comunque vanno avanti anche alla luce del corposo materiale sequestrato ieri durante le perquisizioni. Gli investigatori vogliono capire se l'organizzazione che faceva capo a Carminati, dopo aver inquinato il Campidoglio e fatto "affari" con alcuni dirigenti di enti pubblici e responsabili di aziende municipalizzate, puntasse decisamente alla conquista della Regione Lazio per accaparrarsi i migliori appalti. In un'intercettazione ambientale del maggio scorso, ad esempio, tra Carminati, il presidente di alcune cooperative sociali Salvatore Buzzi, il vice Carlo Guarany e altre due persone, l'organizzazione ragionava su quali appalti fosse opportuno focalizzare l'attenzione e sulla necessità di trovare un sostegno politico ("ma dobbiamo sceglie la strada politica pure... Sono due dentro il Pd, che sarebbe questa Leonori", dice Guarany), in merito a una non meglio precisata "gara da 60 milioni". Carminati, come riferisce il gip nell'ordinanza di custodia cautelare, ricordava ai presenti che in Regione Lazio potevano contare anche sull'appoggio di Luca Gramazio ("se c'è dà una spinta..."). Il gruppo Carminati - stando alle indagini - aveva anche a disposizione un libro mastro in cui veniva annotata la contabilità (parallela) dei flussi finanziari illeciti e dei loro destinatari, pubblici e privati. A custodire questo libro nero delle tangenti, che finivano nelle tasche di quei politici che avrebbero consentito al gruppo di conquistare i migliori appalti, èNadia Cerrito, responsabile della cassa della Cooperativa 29 giugno, finita in carcere per associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata. Per il giudice questo libro mastro "contiene una vera partita doppia del dare e avere illecito dei destinatari delle tangenti (uno dei costi illegali sostenuti dall'organizzazione per il raggiungimento del suo scopo nel settore economico-istituzionale), contiene l'indicazione dei soggetti cui vengono veicolati i profitti, come Carminati, esponente apicale dell'organizzazione illecita o come Fabrizio Franco Testa, testa di ponte di "mafia capitale" verso la politica e la pubblica amministrazione, e che contiene una rappresentazione del conto economico illecito dell'organizzazione, con una specifica rappresentazione delle relative disponibilità extracontabili".

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