Certe ricorrenze forniscono modelli da seguire. È il caso del centenario della nascita di Alfredo Covelli, celebrato ieri a Roma da un convegno alla Sede del Parlamento Europeo e organizzato dalla famiglia. A fare gli onori di casa, il vice presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani. Proprio quest’ultimo ha ricordato l’attualità del messaggio di quello che fu carismatico leader del Partito Monarchico e protagonista della destra italiana nel dopoguerra. «Covelli – ha spiegato Tajani - credeva in un’Europa realmente democratica. Quella che invochiamo anche oggi, fase in cui la burocrazia prevale sui cittadini». Stato di cose, ha evidenziato Tajani, difficilmente superabile senza un maggior peso dell’Europarlamento e la stessa posizione sostenne proprio Covelli quasi mezzo secolo fa. Il convegno, inoltre, ha offerto un quadro a tutto tondo della dimensione politica del leader monarchico. Tratteggiata da relatori di primissimo piano. Francesco Perfetti, storico, ha approfondito il profilo istituzionale dei monarchici e ricordato le elezioni del ’53, dove ottennero il massimo storico sfiorando il 7%. E poi Emmanuele Emanuele, presidente della Consulta dei Senatori del Regno, raccontando la propria storia personale, ha sottolineato la possibilità di un’esperienza monarchica «non da destra». Spazio anche al Covelli televisivo, con l’analisi di Emilio Albertario. E ancora gli interventi di Francesco Caroleo Grimaldi, Paolo Simoncelli e Gennaro Sangiuliano. Tutti hanno analizzato l’impegno di Covelli in un momento politico - i decenni post bellici - di ampi travagli per chi si collocava a destra. Interventi legati da un filo conduttore: le rivendicazioni politiche di Covelli sono sovrapponibili all’oggi. Basti pensare all’obiettivo, su cui allora si lavorò alacremente, di creare un blocco unitario di una destra democratica. Al pari dei traguardi, Covelli non temeva le scelte difficili. Come quella di applaudire, da solo, Benedetto Croce quando in Assemblea Costituente sostenne la maggior democraticità dello Statuto Albertino rispetto alla Carta che si stava per adottare. Una vicenda politica, quella di Covelli, che fa cogliere l’essenza di un’epoca segnata dal tentativo di affermare un’identità. Sarebbe il caso di partire da lì per ritrovare, oggi, la bussola perduta.
Tajani: Covelli credeva in un’Europa davvero democratica
Pietro De Leo Certe ricorrenze forniscono modelli da seguire. È il caso del centenario della nascita di Alfredo Covelli, celebrato ieri a Roma da un convegno alla Sede del Parlamento Europeo e...
