Politica

«Roma capitale della vivibilità» (ma questi dove vivono?)

Nella classifica del Sole 24 Ore Roma è passata dal ventesimo posto occupato nel 2013 al 12° di quest’anno

Probabilmente gli estensori della ricerca che ogni anno il Sole 24 Ore dedica alla qualità della vita nelle province italiane, vivono avviluppati in qualche bruma del Nord Italia oppure all’estero. O forse elaborano i dati che raccolgono dalle più svariate banche dati con algoritmi talmente sofisticati da automodellare la realtà a seconda dei loro desiderata. Non si spiega altrimenti che nella celebrazione del luogo più ameno della Penisola: Ravenna (per la quale forse nebbia e umidità, con contestuale convivenza con reumatismi e zanzare dalla stazza di elicotteri non viene considerata) e di quello più invivibile dello Stivale: Agrigento, un dato sia apparso alquanto strano. E cioè quello secondo il quale la provincia di Roma, che ormai coincide con la città metropolitana, e dunque con la Capitale in senso lato, sia passata quanto a vivibilità dal ventesimo posto occupato nel 2013 al 12° di quest’anno. Un salto di ben 8 posizioni che farebbero di Roma un luogo sicuro, intraprendente, con servizi di buon livello, pulito e sostenibile. Un quadretto idilliaco che al lettore del Nord o del profondo Sud, ma anche a quello non costretto dall’emigrazione giornaliera a entrare in contatto con la Capitale, potrebbe anche far venire l’acquolina in bocca. E fargli considerare anche un possibile trasferimento nella città dei «Sette colli». Difficile convincere invece chi a Roma ci vive e si confronta con una realtà che ha ben poco di efficiente e moderno. Dunque qualcosa non quadra. Ancora una volta o la straordinaria capacità di elaborazione dei computer non riesce a seguire la realtà, o qualche macchia di «unto» durante l’inserimento dei dati ha impedito la corretta valutazione dei numeri. O ancora, come tutte le stime e le classifiche, scontano la legge maledetta del pollo di Trilussa (assegnata un porzione a testa dalla matematica, nella realtà c’è chi mangia un intero pennuto e chi resta a bocca asciutta). Ma non va nemmeno sottovalutata la ponderazione, ovvero il peso assegnato agli indicatori oggetto della rilevazione. Ora, se è chiaro che le dimensioni e la popolazione fanno di Roma una delle città più ricche d’Italia, non è un assioma il fatto che al reddito procapite alto corrisponda efficienza da Europa del Nord. Così la «Città eterna» è ai primi posti per valore prodotto (6°), assegni pensionistici (1°) e al centro classifica per il valore dell’inflazione (48°). Ed è terza per il numero di connessioni telefoniche superveloci. Ma come motivare un salto così energico quando la Capitale si piazza al quinto posto per la microcriminalità, tra i primi posti per numero di rapine e in buonissima posizione, anche se non tra i primi, per le estorsioni. E ancora quando la severa analisi di Legambiente che dà la pagella ecologica la colloca solo all’86esimo posto. Mentre per la velocità della giustizia la posizione in classifica è solo l’82esima. Insomma. Ma i sapienti statistici dell’indagine dove vivono? E soprattutto passano, anche fugacemente nella Capitale, per saggiare l’arretratezza dei sistemi di trasporto, la sporcizia nelle strade e il degrado culturale e materiale nel quale la città si trova? Misteri della statistica che si contraddice anche tra diversi giudici. Solo qualche settimana fa il rapporto annuale dell’Autorità sui servizi del Comune ha dato un voto complessivo sulla qualità della vita a Roma di 5,7 su 10. Insufficienza dunque con picchi di criticità per l’igiene urbana che ottiene un 4, la raccolta rifiuti (5,2), il trasporto pubblico di superficie (4,6) e la sosta a pagamento (4,6). Sufficienza raggiunta da servizi culturali, illuminazione pubblica e servizi sociali municipali. Una discrasia evidente che fa sì che ora anche a Ravenna e Agrigento qualcuno cominci a porsi qualche domanda. Legittima.

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