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«Quella notte all’Idroscalo c’erano tre automobili»

«Quella notte all’idroscalo c’erano tre automobili, una motocicletta e almeno sei persone, ma non sono in grado di dire chi fossero. Oltre all’Alfa Gt di Pasolini, c’era una Fiat 1300 e un’altra...

«Quella notte all’idroscalo c’erano tre automobili, una motocicletta e almeno sei persone, ma non sono in grado di dire chi fossero. Oltre all’Alfa Gt di Pasolini, c’era una Fiat 1300 e un’altra Alfa identica a quella di Pier Paolo». Pino Pelosi è stato sentito ieri in procura a Roma come testimone nell’ambito della nuova inchiesta sui fatti che, nella notte del 2 novembre 1975, portarono alla morte dello scrittore e regista bolognese. «Pino la rana», che già scontato 9 anni e 7 mesi di carcere perché ritenuto responsabile dell’assassinio di Pasolini, ha risposto per quasi due ore alle domande del pm. nel corso dell’interrogatorio, il teste ha confermato ciò che ha sempre detto, cioè che Giuseppe Mastini è estranieo al delitto e ha ricostruito la storia del furto di alcune pellicole cinematografiche girate dalla vittima. Furto che sarebbe stato compiuto dai fratelli Borsellino. Ma allo stesso tempo il testimone ha affermato al pm che era buio e quindi non può confermare con certezza che fossero loro. «Era buio pesto e ho visto solo i mezzi arrivare sul posto, poi due persone prendere Pasolini e trascinarlo fuori dall’abitacolo. In un primo momento sono riuscito ad allontanarmi, fuggendo. Da dove mi trovavo sentivo Pier Paolo gridare e chiedere aiuto, ma nulla di più», ha riferito ai pm, che a sua volta ha chiesto a «Pino la rana» di spiegare alcuni aspetti relativi al possesso - all’epoca dei fatti - di una Fiat 850 coupé. Vettura che, a detta del teste, sarebbe stata rubata e poi fatta circolare con targhe «buone»: questo perché le auto erano rubate ma non le targhe. «Dovrebbero andare a bussare alla porta della cugina di Pasolini, Graziella Chiarcossi, che denunciò il furto dell’auto del regista, poi ritrovata a Fiumicino - ha affermato Pelosi, assistito dall’avvocato Alessandro Olivieri - e a quella di Ninetto Davoli che, a distanza di anni dai tragici eventi, fece distruggere l’Alfa Gt del regista».

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