Dopo sette mesi di promesse e annunci, la cura Renzi non solo non ha prodotto alcun effetto visibile sull’economia ma, anzi c’è stato un peggioramento. A certificare che non si vede ancora la luce in fondo al tunnel della crisi non sono i gufi di Bruxelles, nè quei «professoroni» che il premier ha messo nella lista di quanti remano contro il governo, ma è l’Istat. Ebbene l’istituto di statistica dice che il Pil italiano nel terzo trimestre ha avuto una contrazione dello 0,1% rispetto al trimestre precedente stimata a inizio mese. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso il calo è stato dello 0,5%. Secondo l'Istat, proseguirà la fase di stagnazione dell'economia. La stima risulta coerente con il quadro delle previsioni macroeconomiche rilasciate il 3 novembre. Qualora si confermasse questa situazione, a fine anno la contrazione sarebbe dello 0,4% anziché dello 0,3% stimato in precedenza. Anche i dati sui consumi confermano che l’inefficacia del bonus da 80 euro. La spesa delle famiglie è aumentata di un insignificante 0,1%. In particolare sono aumentati gli acquisti di beni durevoli (1,9%) e di beni semidurevoli (1,1%), mentre hanno registrato una diminuzione dello 0,1% sia quelli di beni non durevoli, sia quelli di servizi. In calo gli investimenti fissi lordi che sono diminuiti dell'1,0%. La contrazione degli investimenti, evidenzia l'istituto statistico, è stata determinata da una flessione della spesa per macchine, attrezzature e altri prodotti (-0,5%), per mezzi di trasporto (-4,9%) e degli investimenti in costruzioni (-0,9%). Insomma l’industria mantiene una posizione difensiva e estremamente prudente probabilmente perchè nutre ancora molto scetticismo sulla possibilità di una ripresa a breve termine. Secondo la Confcommercio «il modesto miglioramento registrato dai consumi, legato esclusivamente al recupero della domanda per beni durevoli, il cui livello è ancora inferiore del 24% rispetto alla fine del 2009, non sembra adeguato a sostenere una ripresa degli investimenti e dell'occupazione». Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, chiede al governo una cura shock. «Non bastano gli 80 euro in più a pioggia e assicurati anche a fasce di popolazione che non ne ha bisogno e che quindi non spende. Bisogna tagliare drasticamente le tasse: ai lavoratori dipendenti, ai liberi professionisti, alle imprese». Federconsumatori ha stimato che nell'ultimo triennio i consumi delle famiglie sono diminuiti dal -10,7%, pari ad una contrazione sul mercato di oltre 78 miliardi. La situazione rischia di aggravarsi con il crollo del prezzo del petrolio ormai sotto i 68 dollari, al minimo degli ultimi cinque anni. Tradizionalmente l'abbattimento delle quotazioni del petrolio è una spinta alla ripresa e ai consumi. Stavolta, però, cadono nel bel mezzo di una crisi senza precedenti che ha messo l'Europa in recessione. Sarebbe necessario che l'inflazione crescesse. Invece continua a perdere quota. Dallo scorso venerdì il greggio ha perso oltre il 12% e il mercato sembra ancora nel panico. La situazione «è molto preoccupante», ha detto il ministro dell’Economia Padoan e può far intravedere il rischio di una «deflazione che sarebbe un ulteriore elemento di problematicità nella creazione di posti di lavoro».
La cura Renzi non va. Lo dimostra l’Istat
Nel terzo trimestre il Pil è sceso dello 0,5% rispetto al 2013. A fine anno giù dello 0,4%
