Politica

La cura Renzi non va. Lo dimostra l’Istat

Nel terzo trimestre il Pil è sceso dello 0,5% rispetto al 2013. A fine anno giù dello 0,4%

Dopo sette mesi di promesse e annunci, la cura Renzi non solo non ha prodotto alcun effetto visibile sull’economia ma, anzi c’è stato un peggioramento. A certificare che non si vede ancora la luce in fondo al tunnel della crisi non sono i gufi di Bruxelles, nè quei «professoroni» che il premier ha messo nella lista di quanti remano contro il governo, ma è l’Istat. Ebbene l’istituto di statistica dice che il Pil italiano nel terzo trimestre ha avuto una contrazione dello 0,1% rispetto al trimestre precedente stimata a inizio mese. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso il calo è stato dello 0,5%. Secondo l'Istat, proseguirà la fase di stagnazione dell'economia. La stima risulta coerente con il quadro delle previsioni macroeconomiche rilasciate il 3 novembre. Qualora si confermasse questa situazione, a fine anno la contrazione sarebbe dello 0,4% anziché dello 0,3% stimato in precedenza. Anche i dati sui consumi confermano che l’inefficacia del bonus da 80 euro. La spesa delle famiglie è aumentata di un insignificante 0,1%. In particolare sono aumentati gli acquisti di beni durevoli (1,9%) e di beni semidurevoli (1,1%), mentre hanno registrato una diminuzione dello 0,1% sia quelli di beni non durevoli, sia quelli di servizi. In calo gli investimenti fissi lordi che sono diminuiti dell'1,0%. La contrazione degli investimenti, evidenzia l'istituto statistico, è stata determinata da una flessione della spesa per macchine, attrezzature e altri prodotti (-0,5%), per mezzi di trasporto (-4,9%) e degli investimenti in costruzioni (-0,9%). Insomma l’industria mantiene una posizione difensiva e estremamente prudente probabilmente perchè nutre ancora molto scetticismo sulla possibilità di una ripresa a breve termine. Secondo la Confcommercio «il modesto miglioramento registrato dai consumi, legato esclusivamente al recupero della domanda per beni durevoli, il cui livello è ancora inferiore del 24% rispetto alla fine del 2009, non sembra adeguato a sostenere una ripresa degli investimenti e dell'occupazione». Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, chiede al governo una cura shock. «Non bastano gli 80 euro in più a pioggia e assicurati anche a fasce di popolazione che non ne ha bisogno e che quindi non spende. Bisogna tagliare drasticamente le tasse: ai lavoratori dipendenti, ai liberi professionisti, alle imprese». Federconsumatori ha stimato che nell'ultimo triennio i consumi delle famiglie sono diminuiti dal -10,7%, pari ad una contrazione sul mercato di oltre 78 miliardi. La situazione rischia di aggravarsi con il crollo del prezzo del petrolio ormai sotto i 68 dollari, al minimo degli ultimi cinque anni. Tradizionalmente l'abbattimento delle quotazioni del petrolio è una spinta alla ripresa e ai consumi. Stavolta, però, cadono nel bel mezzo di una crisi senza precedenti che ha messo l'Europa in recessione. Sarebbe necessario che l'inflazione crescesse. Invece continua a perdere quota. Dallo scorso venerdì il greggio ha perso oltre il 12% e il mercato sembra ancora nel panico. La situazione «è molto preoccupante», ha detto il ministro dell’Economia Padoan e può far intravedere il rischio di una «deflazione che sarebbe un ulteriore elemento di problematicità nella creazione di posti di lavoro».

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