Scontro al momento del voto sul documento per le riforme tra Matteo Renzi e la minoranza del Pd. Il documento a cui il parlamentino dem è stato chiamato a esprimersi recita: «La direzione nazionale riafferma la volontà e l’impegno del Pd nel proseguire senza indugio il cammino delle riforme a cominciare da quelle elettorale e dalla riforma costituzionale secondo la tempistica già prevista». Alfredo D’Attorre, uno dei leader della sinistra interna, prima del voto prende la parola per chiedere un’aggiunta e spiega che altrimenti non voterebbe un testo di cui gli sfugge il senso. A questo punto prende la parola di nuovo Renzi e spiega che «si tratta del testo dell’accordo tra Pd, Ncd, Sc, e Forza Italia: lo condividiamo o no? Perché se non lo condividiamo si pone un problema». Quindi insiste: «Sulla legge elettorale non è immaginabile riaprire sui punti condivisi dal Pd, Ncd, Scelta civica e per il 90% da Forza Italia». Infine avverte: «È sottile il confine tra il desiderio di migliorare e il rischio di rompere». In precedenza il principale leader della minoranza dem, Gianni Cuperlo, aveva avvertito: «Più volte ci è stato detto che non si potevano apportare modifiche né all’Italicum, né alla riforma costituzionale che non fossero concordate con il principale contraente del patto del Nazareno. Oggi pare che quel contraente rinvii, prenda tempo, che non sia più disponibile a rispettare almeno rispetto al timing stringente. Questo patto esiste ancora, è solido o scricchiola, ha bisogno di un tagliando?». Ancora prima Davide Zoggia, cuperliano, aveva domandato: «L’accordo con Berlusconi regge o non regge? Perché se non regge non si può dire alla Direzione che si deve restare per forza dentro i parametri del patto».
In direzione è battaglia sul patto
Scontro al momento del voto sul documento per le riforme tra Matteo Renzi e la minoranza del Pd. Il documento a cui il parlamentino dem è stato chiamato a esprimersi recita: «La direzione nazionale...
