Approda in aula il provvedimento che prova a delimitare e limitare l'ambito di applicazione della custodia cautelare in carcere. Il Parlamento ha preso atto della necessità di ripristinare una cultura delle cautele penali fondata sul rispetto della presunzione di innocenza e non di colpevolezza, modificando il codice di procedura penale in un'ottica di determinazione effettiva dell'idoneità della custodia in carcere come extrema ratio e di limitazione della discrezionalità del giudice nel valutare le esigenze cautelari, attualmente individuate nel pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione dei reati. Il provvedimento prevede l'obbligo di considerare queste condizioni non soltanto concrete ma anche attuali, nel senso che il rischio che la persona possa fuggire deve ritenersi imminente e non desunto esclusivamente dalla gravità del titolo del reato per cui si procede, precisando che la carcerazione preventiva può essere disposta solo per crimini di comprovata gravità, per i quali è prevista una pena non inferiore a 5 anni e per i reati concernenti il finanziamento illecito dei partiti, e soprattutto quando le altre misure coercitive o interdittive risultino inadeguate. I giudici saranno tenuti, non soltanto a valutare rigorosamente ogni opzione alternativa, ma anche a spiegare le motivazioni che ne hanno determinato l'eventuale esclusione.
In aula arriva la riforma della custodia cautelare
Approda in aula il provvedimento che prova a delimitare e limitare l'ambito di applicazione della custodia cautelare in carcere. Il Parlamento ha preso atto della necessità di ripristinare una...