Politica

Silvio vuole due monete contro la crisi

«Stampiamo una valuta parallela per recuperare sovranità e immettere liquidi» INTERVISTA Rinaldi: «L'euro imploderà» INTERVISTA/2 Baldassari: «Meglio svalutare»

Era dall’agosto 2013 che Silvio Berlusconi non arringava la folla in strada. Dai giorni della condanna definitiva per il processo Mediaset che di lì a pochi mesi gli costò decadenza dal Senato e affido ai servizi sociali. Oggi, che al termine dell’esperienza a Cesano Boscone mancano poco più di due mesi, l’ex premier ritrova la piazza e si toglie qualche sassolino dalle scarpe: «Non dovrei parlare - spiega a piazza San Fedele a Milano, al gazebo azzurro per il no-tax day - gli avvocati me lo sconsigliano perché rischio tanto, ma è il momento che gli italiani sappiano la verità». E chissà che una frase simile non sia dettata dall’amarezza per il ricorso in Cassazione della Procura di Milano contro la sua assoluzione nel processo Ruby. Guai giudiziari a parte, quello che si ripresenta davanti al «suo» popolo è un Berlusconi vulcanico. Fin dalla mattina, quando fa precedere il ritorno in piazza da un collegamento telefonico col no-tax day romano. E snocciola le prime «proposte-choc» anti-crisi: «Sull’euro proporremo di recuperare parte della nostra sovranità monetaria con una seconda moneta che possa essere stampata da noi e messa sul mercato che poi ne valuterà il cambio con l’euro. È una cosa che si può fare». Il tema della moneta unica è il più «battuto», magari perché è premendo quel tasto che Salvini ha fatto impennare i consensi della Lega: «Per uscire dal tunnel della crisi occorre svalutare l’euro con un cambio "uno a uno" col dollaro e l’immissione di forte liquidità per dare ossigeno alla crescita» spiega l’ex premier. E non a caso arriva il placet proprio del segretario leghista: «Dalla Flat tax all’euro sposate le nostre proposte. Ne siamo contenti». Ma l’asse tra Silvio e l’«altro Matteo» è troppo scivoloso per gli equilibri interni di Forza Italia, e così Berlusconi prende le distanze. «Salvini è stato bravissimo in Emilia - dice - ma non si governa con gli slogan. L’ho definito un goleador, ma il capitano, il leader resto io». Non fosse altro per tutti gli scalpi che il Cav può vantare: «Ne ho fatti fuori dieci - si vanta - e Grillo è l’undicesimo. Ha detto che è stanchino... poverino, ha lavorato tutta la vita... Io invece sono più in forma che mai». Ad ascoltarlo, a piazza San Fedele, ci sono alcune centinaia di persone e qualche vuoto di troppo. Ma Berlusconi non si scoraggia e attacca. Partendo da Renzi: «Il suo governo è illegittimo - sostiene - perché si regge su 144 deputati incostituzionali. E le sue politiche fallimentari. Ho parlato con Confindustria e mi hanno detto che il Jobs Act è inutile». Poche ore dopo Squinzi smentirà. Poi è il turno di Fitto. L’eurodeputato è a Bari per il «suo» no-tax day. Berlusconi non lo nomina mai ma è con lui che ce l’ha quando denuncia le «palle su palle che dicono su di me. Ci accusano di essere renziani, ultimamente ci danno dei salviniani e dicono che Berlusconi è rincoglionito e si fa imporre le cose dal cerchio magico. Vi rendete conto?». Poi ancora promesse dal sapore elettoralistico. Le pensioni minime a 1.000 euro, la cancellazione totale delle tasse sulla casa, l’abolizione del limite massimo per i pagamenti in contanti. Un «piano Marshall» per l’Italia che al momento non può essere realizzato. «Ma è per questo che bisogna andare al voto appena ci sarà la possibilità, con l’Italicum "giusto" o con il Consultellum». Allora, con Berlusconi di nuovo in campo, «recupereremo i nostri voti. E comunque è un miracolo essere ancora al 16% senza il mio apporto». Poi finisce il comizio, Berlusconi si allontana, mangia un gelato e si concede tanti selfie con i fans. Di nuovo in strada, dopo 16 mesi.

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