Politica

Le Pen sceglie la Lega: «Estasiata da Salvini»

L’incontro al congresso del Front National

Una volta si chiamava «Euro-destra»: il tentativo dello storico leader del Movimento Sociale Giorgio Almirante di creare un fronte compatto tra i principali partiti di destra del vecchio continente. I primi contatti furono con lo spagnolo Blas Piñar, leader di Fuerza Nueva, e Jean-Louis Tixier-Vignancour, fondatore del Parti des forces nouvelles. Ma fu con il Front National di Jean-Marie Le Pen che la collaborazione diede i frutti più importanti. Oggi, a trent’anni di distanza, al congresso di quel Front National guidato alla riscossa dalla figlia di Jean-Marie, Marine, non c’è nessun italiano erede della storia del Msi. Ma l’ex «comunista padano», Matteo Salvini. Nazionalisti e federalisti gli uni accanto agli altri, un segnale di come nella politica attuale le vecchie categorie siano sempre più inutili per descrivere gli scenari. E così Marine Le Pen, per definire Salvini, sceglie parole al miele: «Sono in estasi davanti alla sua energia, ha una straordinaria capacità di lavorare e convincere». «È un uomo estremamente coraggioso - continua - ha impresso una svolta nazionale che ha rimesso la Lega al centro della politica italiana. Lui primo ministro? Perché no?». E siccome le coincidenze a volte fanno brutti scherzi, lo sbarco di Salvini a Lione cade nel giorno in cui Gianfranco Fini prova l’ennesima ripartenza a Napoli. Lui, che ancor prima della nascita di Alleanza Nazionale i rapporti con il vecchio «Jean-Marie» volle troncarli del tutto, ora se la prende proprio con Salvini: «Non ha un progetto, nella sua azione c’è solo il populismo, il tentativo di solleticare le paure della gente». Il leader della Lega, che di vis polemica certo non difetta, replica da Twitter: «Fini dice che la Lega non ha un progetto. Alfano dice che non si allea con gli anti-europeisti. Qualcuno vota ancora Fini e Alfano?». Il resto è un asse, quello tra Front National e Lega, sul quale aleggia il sospetto della longa manus di Vladimir Putin. A Lione si è parlato anche di questo, di finanziamenti palesi da Mosca e di altri meno «lineari». E c’è chi sospetta che anche il Carroccio possa - in futuro - avvantaggiarsi del sostegno del leader russo. Una circostanza che non piace al rivale di Matteo Salvini, Flavio Tosi. Ma fin quando la Lega continuerà a veleggiare su percentuali a due cifre, sarà molto difficile mettere in discussione l’azione dell’uomo che ha spostato l’asse del Carroccio dalle ampolle del Po al Lepenismo. Miracoli (e paradossi) della politica post idelogica.

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