Ancora espulsioni dentro il Movimento 5 Stelle che ora rischia di perdere altri 17 parlamentari. E se alla Camera Daniele Pesco e Ferdinando Alberti hanno ritirato le dimissioni, al Senato, invece, Giuseppe Vacciano, fedelissimo nonché tesoriere del gruppo, ha scritto ai colleghi dicendosi pronto a lasciare, abbandonando palazzo Madama. A spingerlo a questa decisione è stata la nomina del «direttorio» voluto da Beppe Grillo e mal digerito dai più. Chi lo conosce bene, racconta di un Vacciano profondamente amareggiato. «Spero che questo weekend – racconta una senatrice – possa fargli cambiare idea. Lui è una persona estremamente corretta e siamo tutti convinti che se dovesse lasciare rassegnerà le dimissioni da senatore e non passerà certo ad un altro gruppo». Intanto però in 17 sono sulla lista nera delle espulsioni. Nel corso dell'assemblea dei deputati di venerdì sera alla Camera, infatti, il capogruppo Andrea Cecconi ha comunicato che mercoledì la riunione non solo dovrà ratificare con un voto le espulsioni (già decise dalla consultazione sul blog) di Massimo Artini e Paola Pinna. Sul tavolo ci sarebbe praticamente una «espulsione di massa» di tutti quelli che ancora sono in ritardo con la pubblicazione delle rendicontazioni sul sito ufficiale 5 stelle «Tirendiconto.it»: ad oggi sono ancora in difetto 16 deputati. Ma a questi 16, che comunque avrebbero tempo fino a mercoledì per mettersi in regola, si devono aggiungere altri 6 casi di cui però 3 – assicurano in tanti – saranno «salvati» perché integralisti doc: si tratta di Danila Nesci e Riccardo Nuti – entrambi accusati di aver fatto dichiarazioni a favore di candidati durante la votazione per le Europee – e del senatore Nicola Morra per questioni legate alla Calabria. E poi altri 3 casi, che invece rischiano concretamente di esser fatti fuori: i deputati Sebastiano Barbanti e Eleonora Bechis e il senatore Francesco Molinari, tutti per problemi legati ai rispettivi territori. Considerando che Barbanti e Bechis compaiono anche tra i 16 che non hanno pubblicato le loro spese su «Tirendiconto.it», il totale dei potenziali espulsi sarebbe realisticamente di 17. L'assemblea di venerdì sera, secondo numerosi racconti di deputati 5 stelle, è stata «interlocutoria» ma a tratti «di scontro durissimo». «Le urla – ha raccontato un dissidente – si sentivano da chi stava in strada...». Urla che sono arrivate quando il gruppo dei «ritardari» nei rendiconti ha ribadito a gran voce che i bonifici in realtà sono stati fatti ma che non sono stati pubblicati su sito ufficiale M5S solo per problemi tecnici. Ma per Cecconi e i 3 del direttorio che erano presenti – Roberto Fico, Carlo Sibilia e Luigi Di Maio – questo non è sufficiente. «O li mettete sul sito ufficiale o siete fuori» è stato il diktat. Intanto c’è chi ipotizza già un nuovo gruppo: alla Camera i numeri ci sarebbero dal momento che bastano 20 deputati per costituirne uno e ai 17 si sommerebbero sicuramente alcuni degli ex che ora si trovano al Misto come Alessio Tacconi e Ivan Catalano. Con 19 deputati, la deroga per avere il gruppo sarebbe quasi scontata. E, tra l'arrabbiato e il deluso, i deputati «a rischio» espulsione scherzano sul nome. «Potrebbe essere "Movimento del complotto"» scherza una deputata. Dall'altra parte ci sono i 3 del direttorio che la raccontano in modo opposto. Roberto Fico assicura che non sono nel Movimento per comandare nessuno mentre per Luigi Di Maio spiega che «ieri sera i perplessi hanno avanzato le loro perplessità ma poi ci siamo lasciati in un buon clima».
Esplode il partito di Grillo. Ci sono altre 17 espulsioni
Mercoledì il M5S decide su chi è in ritardo con i bonifici. Pronto a lasciare anche il tesoriere al Senato, Vacciano
