In questa politica così noiosa dov’è scontato che ormai litigano tutti e persino il «Re Nonno» Napolitano ha perso la pazienza, ci gettano ai piedi (e tra le gambe) come un balsamo il revival dei tempi migliori. Quelli di quando non ci si annoiava mai e scoprimmo, d’un botto, di avere un premier disinvolto tessitore di erotiche tele notturne all’ombra dei Palazzi dormienti (tranne il suo, ovvio). E così è tornato tra noi il processo di Bari. Quello di Giampi Tarantini, Sabina Began, altri comprimari; quello delle presunte prostitute, delle cene allegre di Palazzo Grazioli. Una sceneggiatura neo cicisbea in cui troneggia ancora lei, Patrizia D’Addario, che svelò al mondo il lettone di Putin e gli omaggi berlusconiani a forma di farfalla alle cortesi ospiti. Ecco dama Patrizia, dunque, deporre ieri al Tribunale del Capoluogo pugliese, passando di nuovo palla per l’ennesimo uno-due tra magistratura e media. Che stavolta ci propina, più e meglio del 2009, quando si cominciò a parlare dei fatti, un copione pop. Calato a fagiolo ad uso di un pubblico femminile alla ricerca delle cinquanta sfumature di grigio e di maschietti venticinquenni a caccia di milf. Tranquilli, il Presidente è tornato. E così i dolori e le paturnie della bionda Patrizia, Monaca di Monza rimasterizzata. Come la manzoniana Gertrude esprime tutto il suo tormento e lo sconcerto di trovarsi nel presidenziale talamo in plurima compagnia. «Eravamo quattro ragazze sul letto con Berlusconi. All’improvviso ho sentito che mi accarezzavano in un posto in cui non dovevano. Siccome io un’orgia non l’ho mai fatta, sono corsa in bagno perché volevo andare via (...) Berlusconi mi ha raggiunto e mi ha calmato». Dunque «mi portò in un’altra stanza e mi fece vedere le ville che ha nel mondo e parlammo di materiale edile». Fermi. Una inizia con i migliori propositi la serata con uno degli uomini più importanti del mondo e tutto finisce a cemento armato e mattoni forati? Peggior andata in bianco forse l’ha avuta solo Fantozzi con la signorina Silvani. Ma il primo appuntamento, si sa, ha sempre esito incerto. Nel secondo, di solito, si svolta. Inizia male. «Berlusconi – racconta la D’Addario – cominciò ad accarezzarmi le gambe davanti alle altre ragazze e alle guardie del corpo in modo esplicito. Ero imbarazzata. Scappai di nuovo in bagno e allora Berlusconi mi raggiunse da solo (...) e mi portò in camera da letto». La sventurata, stavolta, rispose. «Abbiamo avuto – prosegue la D’Addario – rapporti tutta la notte». Ma al gesto taurino si affianca quello poetico, in un ossimoro di virilità e dolcezza proprio dei grandi eroi. Berlusconi, narra Patrizia, «mi ha recitato poesie tutta la notte». E se l’oscurità è fatta di furore, l’alba porta la riflessione. La colazione di Patrizia/Gertrude con Berlusconi avviene così: «Il Presidente mi diede consigli sul sesso: mi disse che per provare piacere avrei dovuto acconsentire che al rapporto partecipasse una donna». Insomma, il «gran rifiuto» della prima sera, nel feuilleton romano-barese rosso fuoco, bruciava ancora. Come brucia ancora il significato politico di tutta questa commedia, che torna ciclicamente a ripopolare le stanche cronache. Quello di aver voluto marchiare l’esperienza di governo di Berlusconi con il timbro del pecoreccio e del più dozzinale vizietto della spiata alla serratura. Aspettavamo all’uscita Ronald Reagan, hanno provato – e provano ancora – a mandarci l’Onorevole con l’amante sotto al letto. Se ci sono riusciti, sarà la storia, prima o poi, a dircelo.
Orge, poesie e mattoni: «Che notti con Silvio»
La (ex) escort D’Addario parla in aula a Bari
