Politica

Era la rivoluzione di Renzi. Ora è dispersa

La prima riforma annunciata dal premier: quella della Pubblica amministrazione Doveva partire ad aprile, a giugno un piccolo anticipo. Oggi il testo è impantanato LEGGI ANCHE Jobs Act, Mineo fa tremare il governo

In realtà il 30 aprile viene lanciata una consultazione pubblica: in sostanza viene chiesto agli italiani di mandare contributi, suggerimenti. Matteo Renzi scrive ai dipendenti pubblici e annuncia: «Vogliamo fare sul serio». E ancora: «L’Italia ha potenzialità incredibili. Se finalmente riusciamo a mettere in ordine le regole del gioco (dalla politica alla burocrazia, dal fisco alla giustizia) torniamo rapidamente fra i Paesi leader del mondo. Il tempo della globalizzazione ci lascia inquieti ma è in realtà una gigantesca opportunità per l’Italia e per il suo futuro. Non possiamo perdere questa occasione. Vogliamo fare sul serio, dobbiamo fare sul serio». Che cosa voglia dire, lo spiega subito dopo: «Fare sul serio richiede dunque un investimento straordinario sulla Pubblica Amministrazione. Diverso dal passato, nel metodo e nel merito. Nel metodo: non si fanno le riforme della Pubblica Amministrazione insultando i lavoratori pubblici. Che nel pubblico ci siano anche i fannulloni è fatto noto. Meno nota è la presenza di tantissime persone di qualità che fino ad oggi non sono mai state coinvolte nei processi di riforma. Persone orgogliose di servire la comunità e che fanno bene il proprio lavoro».     POCHE PROPOSTE DAI CITTADINI Ma gli italiani, si sa, non eccellono per straordinario senso civico. Arrivano quasi 40mila mail, ma diecimila di queste sono petizioni personali: spesso precari che pregano di vedere rinnovato il loro contratto. Tra le «richieste collettive» la prima riguarda l’eliminazione dell’obbligo di iscrizione alle camere di commercio, poi l’abrogazione dell’istituto del trattenimento in servizio, quindi la modifica dell’istituto della mobilità volontaria e obbligatoria. Il 13 giugno il varo in consiglio dei ministri. Ma è un varo tormentato, alcune norme (in particolare quelle sui pensionamenti, mobilità e qualche semplificazione) vengono anticipate in un decreto legge che andrà in gazzetta ufficiale quasi due settimane dopo. Il provvedimento d’urgenza sarà varato dal Parlamento ai primi di agosto. Ma il disegno di legge (che poi è un ddl delega)? Che fine ha fatto? Anzitutto deve essere ri-varato dal governo l’11 luglio perché il testo è stato stravolto dagli uffici. Arriva al Senato a fine luglio, ma sarà esaminato soltanto a partire da settembre. Da allora si può dire che tecnicamente il ddl Madia è «disperso». Eppure contiene molte norme di grande importanza e che potrebbero davvero cambiare la vita degli italiani. La Madia, nel presentare quella che definisce una «rivoluzione copernicana», annuncia anzitutto il pin unico: «La possibilità di accedere a tutte le informazioni che ci riguardano da un pc, con un nostro pin, e di potere ricevere tutto ciò che si può al domicilio telematico o di residenza: è questo il primo punto, su cui vogliamo investire di più». Ma forse la parte più pesante è quella che vuole portare le carriere nella Pa legate davvero al merito. Viene assegnato alla commissione Affari costituzionali, che a dirla tutta si è occupata in queste settimane soprattutto di Italicum. Ma è altrettanto vero che l’organismo presieduto da Anna Finocchiaro se l’è presa davvero comoda. Ha deciso da subito di aprire un ciclo di audizioni.     ASCOLTATE PURE LE AUTOSCUOLE Sfila di tutto un po’. L’associazione autoscuole, l’Aci informatica con dirigenti e sindacati, i segretari comunali, i dirigenti della Pa, Confindustria, la Forestale, la Uil, Rete Imprese, i commercianti, la Cgil, l’associazione Comuni, l’associazione piccoli Comuni, i rettori, la Cisl, la Confederazione Italiana Dirigenti e Alte professionalità, il commissario alla spesa Carlo Cottarelli (che nel frattempo si è pure dimesso e abbandonato l’Italia), l’associazione degli allievi della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, Confedir, Codirp, associazioni giovani avvocati amministrativi. Il risultato è che poi è arrivato l’Italicum e la rivoluzione Madia è stata messa da parte, se ne riparlerà a gennaio. Appena ieri Matteo Renzi ha ricordato: «Lo Stato c’è se finalmente combattiamo una battaglia contro la burocrazia, lo Stato c’è se siamo in grado di dimostrare concretamente che le cose cambiano». Con questi ritmi gli italiani saranno costretti ad aspettare ancora molto.

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