Politica

Tocci non molla ma il Senato respinge le dimissioni

Chi si aspettava uno show polemico evidentemente non conosce l’uomo: Walter Tocci ha chiesto al Senato di accettare la sua richiesta di dimissioni (respinta con 150 voti contrari e 52 a favore),...

Chi si aspettava uno show polemico evidentemente non conosce l’uomo: Walter Tocci ha chiesto al Senato di accettare la sua richiesta di dimissioni (respinta con 150 voti contrari e 52 a favore), quasi sottovoce ma senza omettere nemmeno una delle ragioni che lo hanno indotto, lo scorso 8 ottobre, a annunciare la volontà di lasciare il seggio a palazzo Madama, dopo aver votato la fiducia al governo Renzi sul Jobs act, provvedimento che non condivideva e contro il quale anche ieri è tornato a spendere parole corrosive. «La garanzie - ha detto - diminuiscono anche per i lavoratori che possono essere licenziati con motivazioni false: bastano quelle economiche per nascondere le motivazioni discriminatorie. Davvero non riesco a convincermi che si debba peggiorare la legge Monti-Fornero per creare sviluppo. L’arretramento delle garanzie istituzionali va di pari passo con la diminuzione dei diritti sociali». Lo scadimento del processo legislativo, ha aggiunto Tocci, è la conseguenza di un Parlamento ormai esautorato da funzioni e prerogative attribuite dalla Costituzione. «In Italia -ha osservato- è scomparsa la legge: non solo perché non viene rispettata ma perché non è più il Parlamento a produrla. Le chiamiamo ancora leggi ma, da tanto tempo, ratifichiamo su proposta del governo ammassi di norme eterogenee, improvvisate complicando all'inverosimile la vita dei cittadini e delle imprese. All’iniziativa parlamentare rimangono celebrazioni di eventi, nicchie corporative, regalie territoriali. L'esecutivo è padrone del legislativo». E forse, per estensione, anche dei partiti e dei parlamentari. «Il presidente americano - ha infatti ricordato Tocci - governa il mondo senza disporre della disciplina di partito dei suoi senatori. In quella limpida democrazia infatti la concentrazione dei poteri trova un contrappeso nei parlamentari senza vincolo di mandato. Questa libertà e il dovere di rappresentare la nazione svaniscono se si legifera in via ordinaria con il voto di fiducia. Su questo strumento evitiamo il gioco delle parti: abusarne quando si è in maggioranza, criticandolo quando si è all’opposizione».

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