Politica

Città insicure. Politiche errate

di Maurizio Gallo

Sicurezza, sanità e mobilità. Sono i tre parametri fondamentali per definire la civiltà e la qualità della vita di un Paese. E in Italia tutti e tre sono ormai a livelli imbarazzanti. Il primo punto è fondamentale, perché senza sicurezza non c’è libertà, neanche quella di movimento. Eppure i tagli delle varie spending review continuano a infierire sulle forze dell’ordine, che nelle periferie della Capitale sono in rapporto di uno a 2.500 cittadini, una proporzione tale da rendere impossibile proteggere i «buoni» e prevenire e reprimere le azioni dei «cattivi». Non solo. Da noi non si applica una teoria socio-criminologica conosciuta negli Usa fin dai primi anni ’70: quella della broken window, cioè della «finestra rotta». Essa prevede che, dopo il repulisti di polizia in una zona «degradata», si provveda alla sua riqualificazione per non far rinascere la delinquenza estirpata a forza. Da noi si fa il contrario e nei quartieri-dormitorio già nei guai, si mandano immigrati, rifugiati e nomadi. Così i problemi crescono. I commercianti, dicono i dati, corrono ai ripari investendo il 10 per cento del loro reddito in vetrine antirapina, sofisticati sistemi d’allarme e costose assicurazioni. Il fatto è che, mentre diminuiscono gli agenti, a causa della crisi economica e della disoccupazione aumentano i crimini e i criminali, che sono sempre più spietati e disposti a far del male anche per un bottino misero. Su tutto si può risparmiare, ma non si può chiedere alla gente di vivere nella paura. Perché dalla paura nasce l’intolleranza e, da questa, la violenza. Quella cieca. Quella che scatena guerre tra poveri.

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