STRASBURGO «La dignità è la parola chiave che ha caratterizzato la ripresa del secondo Dopoguerra. Quale dignità è possibile senza una cornice giuridica chiara, che limiti il diritto della forza e faccia prevalere la legge sulla tirannia del potere? Quale dignità può mai avere un uomo o una donna fatti oggetto di ogni discriminazione? Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, il lavoro che lo unge di dignità?». È questo uno stralcio del discorso che ha fatto ieri il Papa nell'emiciclo del Parlamento Ue. Ma c’è soprattutto l’attacco, durissimo, sul menefreghismo della Ue nei confronti degli immigrati. «È necessario affrontare insieme la questione migratoria. Non si può tollerare che il Mar Mediterraneo diventi un grande cimitero! – ha detto il Pontefice – Sui barconi che giungono quotidianamente sulle coste europee ci sono uomini e donne che necessitano di accoglienza e di aiuto. L’assenza di un sostegno reciproco all’interno dell’Unione Europea rischia di incentivare soluzioni particolaristiche al problema, che non tengono conto della dignità umana degli immigrati, favorendo il lavoro schiavo e continue tensioni sociali». L’Europa, ha proseguito, «sarà in grado di far fronte alle problematiche connesse all’immigrazione se saprà proporre con chiarezza la propria identità culturale e mettere in atto legislazioni adeguate che sappiano allo stesso tempo tutelare i diritti dei cittadini europei e garantire l’accoglienza dei migranti; se saprà adottare politiche corrette, coraggiose e concrete che aiutino i loro Paesi di origine nello sviluppo socio-politico e nel superamento dei conflitti interni - causa principale di tale fenomeno - invece delle politiche di interesse che aumentano e alimentano tali conflitti». «È necessario - ha concluso - agire sulle cause e non solo sugli effetti». Due minuti di applausi, il premier Renzi in prima fila - una breve riunione, poi i saluti agli altri europarlamentari - e l'introduzione del presidente Martin Schulz. Commozione, è questa la parola che riassume il sentimento provato ieri in assemblea, a sentire un Papa europeista parlare di persone viste come «ingranaggi» e «oggetto di scambio». Erano le 10.12, quando il Santo Padre ha sceso le scalette dell'aereo atterrato a Strasburgo. Un codazzo di auto blindate, la gente attorno a fare cordone, il picchetto d'onore, e una banda, ad attenderlo all'ingresso. Un cappotto bianco, e la semplicità fatta persona. Un giro in automobile, la stretta di mano al presidente e poi anche agli altri europarlamentari, tra cui l'attesissimo Farage. Per lui alcuni semplici doni: un quadro e la «dedica» a questo viaggio dall'aria squisitamente diplomatica. Il consiglio del Santo Padre, indirizzato quindi agli europarlamentari, è quello di «prendersi cura della fragilità delle persone». E ha continuato: «Una delle malattie che vedo più diffuse oggi in Europa è la solitudine, propria di chi è privo di legami. La si vede particolarmente negli anziani, spesso abbandonati al proprio destino, come pure nei giovani privi di punto di riferimento e di opportunità per il futuro». Alla fine del discorso tutti in piedi, ad applaudire il Santo Padre per cinque minuti buoni. Poi si riparte, verso un'altra destinazione. Domani cerimonia per il Premio Sakharov, per la libertà di pensiero.
Il Papa scomunica la Ue sui clandestini
«Il Mediterraneo non sia un cimitero. Ci sono uomini e donne che hanno bisogno di aiuto»
