La grande paura è scampata. Il Nuovo Centrodestra supera - a metà - l’esame delle elezioni regionali e ritrova entusiasmo. È vero che in Emilia Romagna Alleanza Popolare - Ncd e Udc - non è andata oltre il 2,63% non ottenendo neppure un seggio, ma in Calabria la compagine alfaniana ha ottenuto un abbondante 6% che, se sommato con il 2,68% dell’Udc fa sì che Alleanza Popolare sia riuscita a rasentare il 9%, ottenendo tre seggi, andati tutti all’Ncd del candidato governatore Nico D’Ascola. Un risultato ragguardevole, soprattutto perché ottenuto senza l’apporto dell’ex governatore Giuseppe Scopelliti che, in rotta col senatore Antonio Gentile, ha lasciato il partito sbattendo la porta, scegliendo l’alleanza con Wanda Ferro di FI, sostenuta con la civica Casa delle Libertà che ha superato l’8%. Il risultato calabrese è una boccata d’ossigeno per Angelino Alfano & Co, soprattutto dopo il 4% risicato ottenuto alle europee in tandem con l’Udc e le paure alla vigilia del voto. I luogotenenti del ministro dell’Interno riprendono voce e replicano tanto a Forza Italia quanto alla Lega. Nunzia De Girolamo, Maurizio Sacconi eFabrizio Cicchitto lo dicono senza mezzi termini: «Salvini non può porre veti nella riorganizzazione del centrodestra. E comunque non è lui che non vuole noi, siamo noi che con lui non vogliamo avere nulla a che fare». Cicchitto ne ha anche per FI: «Il tentativo di ucciderci è finito con un suicidio», tesi peraltro rilanciata da Renato Schifani: «Il tentativo di penalizzarci è fallito». Di suicidio di Forza Italia parla anche il ministro Maurizio Lupi, secondo cui il partito berlusconiano «diventerà lo sgabello di Salvini». Roberto Formigoni riaccredita Ncd come unico soggetto politico in grado di riunire i moderati dopo l’evidente fallimento forzista. A tracciare un’analisi del voto più organica è il coordinatore nazionale Gaetano Quagliariello. «Il risultato ottenuto in Calabria da Ncd e dalla coalizione Alternativa Popolare è un segnale politico di rilevanza nazionale che nessuno deve sottovalutare - dice Quagliariello - Quella calabrese è stata una scommessa vinta, in un contesto di regole non favorevoli, contro vecchi e nuovi avversari e nonostante le insidie dei finti amici. Ci ha creduto il nostro candidato presidente, Nico D’Ascola, che da uomo mite si è fatto centravanti di sfondamento e al servizio di questa sfida ha messo la credibilità di tanti anni di impegno professionale e politico. Ci ha creduto il nostro coordinatore regionale, Antonio Gentile, che da uomo combattivo ha condotto il partito ad affermarsi come forza tranquilla in grado di dare rappresentanza al popolo moderato in discontinuità con un vecchio centrodestra che queste elezioni hanno portato ancor più vicino al capolinea - osserva Quagliariello - Ci hanno creduto i nostri parlamentari, che hanno dimostrato come un partito sia innanzi tutto una comunità in grado di fare squadra. Ci hanno creduto i militanti, i nostri amministratori e dirigenti». Quanto alla debacle emiliana, Quagliariello la liquida con una battuta: eravamo «come Asterix circondato dai romani». E Ncd non aveva la pozione magica di Panoramix.
Ncd e Udc sfiorano il 9% in Calabria e riprendono fiato
La grande paura è scampata. Il Nuovo Centrodestra supera - a metà - l’esame delle elezioni regionali e ritrova entusiasmo. È vero che in Emilia Romagna Alleanza Popolare - Ncd e Udc - non è andata...
