Politica

Berlusconi: "Salvini leader? Ma dirigo io"

L'ex premier: "Un goleador ma ha bisogno di una squadra dietro". Poi ammonisce i dissidenti di Forza Italia: "I panni sporchi si lavano a casa"

Un'apertura totale, a 360 gradi. Dal premio di maggioranza alla lista, all'alleanza con Angelino Alfano. Dal secondo round del comitato di presidenza per consentire a Raffaele Fitto di partecipare, fino all'investitura di Matteo Salvini alla guida del futuro listone unico di centrodestra. La sola chiusura - ma senza toni barricaderi, anzi scusandosi se ci sono stati dei malintesi e ammettendo di aver potuto commettere qualche errore - è per i dissidenti interni a Forza Italia, che vengono così ammoniti: i panni sporchi si lavano in casa, quindi basta dichiarazioni ostili in tv. Anche perché, "io sono un martire ed un eroe, e agli eroi non si fanno basse critiche di bottega". E' il giorno del Silvio Berlusconi show, dopo il silenzio all'indomani della sconfitta di Forza Italia alle regionali. Ad offrire all'ex premier il palcoscenico del grande ritorno in pubblico è Bruno Vespa per la tradizionale presentazione dell'ultimo libro del giornalista-conduttore. E il leader azzurro non si lascia scappare l'occasione. Non si mostra deluso dal voto di domenica, non ammette la sconfitta né tantomeno alza bandiera bianca. Al contrario, Berlusconi confessa di non aver paura del voto anticipato che, lascia intendere, quasi quasi non gli dispiacerebbe, visto che se si andasse alle urne con il Consultellum sarebbero assicurate nuove larghe intese. Ma, mette in chiaro, questa volta "esigerei un patto scritto prima".     "Salvini premier? E' un goleador". Insomma, il Cavaliere conferma di non avere alcuna intenzione di uscire dalla scena e promette: al prossimo giro "mi ripresento come competitor", perché sarà provata "la mia innocenza". Se invece le elezioni - e questo sarà Renzi a deciderlo in base a un calcolo di "convenienza" - ci saranno nel 2018 con l'Italicum, Berlusconi è pronto a lanciare il listone unico, da FI alla Lega fino a Ncd ("per il bene del paese sono pronto a perdonare Alfano"), perche' con il premio alla lista, sostiene Berlusconi, "la Lega sarà costretta a venire con noi per vincere". E a quel punto, "Salvini potrà pure fare il goleador", ma per sé il leader azzurro riserva il ruolo di "regista, di capitano", anche se si vedrebbe molto meglio nel ruolo di "presidente della Repubblica, sarei il migliore, ma non succederà mai". Quanto Berlusconi sia sincero o quanto sia frutto di una precisa strategia non è dato sapere, nemmeno allo stesso partito. Dove, tuttavia, sarebbe una bugia dire che le dichiarazioni del 'capo' sono state accolte con entusiasmo. Di sicuro, viene spiegato, c'è che l'ex premier sa di doversi assicurare l'alleanza con la Lega per evitare il disfacimento di FI. Nell'inner circle berlusconiano viene spiegata così l'apertura sulla premiership di Salvini. Idem per il perdono di Ncd.     Dissidenti sul piede di guerra: in FI pax lontana. Fitto e i fittiani hanno apprezzato una nuova riunione del parlamentino, così da consentire all'eurodeputato di prendervi parte (oggi era in Europa per la visita del Papa). Ma la mano tesa al Cavaliere, viene spiegato, si ferma qui. Non è stata gradita affatto l'investitura di Salvini ("prima ci svende a Renzi e ora alla Lega", accusa un frondista azzurro), così come non piace la porta aperta ad Alfano, che ribadisce il no alla Lega. E già i dissidenti azzurri si preparano alla battaglia, insistendo sulla richiesta di azzeramento delle cariche e di procedere con un vero rinnovamento. Per tenere buoni i suoi, Berlusconi autorizza la linea dura sul jobs act e cosi' Forza Italia lascia l'Aula di Montecitorio (molti i warning fatti pervenire a palazzo Grazioli: in Parlamento i fittiani preparano il Vietnam). Di fatti, il più grande timore del Cavaliere, adesso, è che le truppe non lo seguano piu'. Berlusconi è già consapevole, d'altra parte - anche grazie ai report predisposti dai fedelissimi - di non poter più avere la certezza del controllo sui gruppi parlamentari, dove il consenso per Fitto cresce. E, dunque, qualcosa deve cedere, acconsentendo alla linea del doppio binario: opposizione dura sulle politiche del governo, ma il patto sulle riforme - chiarisce - non si tocca. Soprattutto perché, e lo spiega lo stesso ex premier prima al comitato di presidenza e poi in pubblico, il patto del Nazareno gli offre delle garanzie che per lui sono ora fondamentali: la prima è sulla scelta del successore di Napolitano, che non deve essere "ostile". La seconda, quella a cui Berlusconi in fondo tiene maggiormente, è strettamente connessa al recupero della perduta agibilità politica. Il che, messo sul piatto della bilancia, vale per il Cavaliere ben piu' della tentazione di dichiarare guerra a Fitto. Ma al di là dei toni non ostili dell'ex premier, del rivendicare di "non aver mai tradito nessuno", della promessa di prendere ogni decisione tutti insieme, la pax interna e' tutt'altro che siglata.

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