«Il sindaco Marino parla di cose che non conosce, anzitutto non dispone dei numeri reali, i nomadi in città non sono ottomila ma 20mila, secondo punto loro non vogliono le case, ma terreni fuori Roma su cui installare le loro abitazioni, la maggior parte degli ospiti dei campi romani può permettersi questa soluzione». È per primo Massimo Converso, presidente dell’Opera Nomadi di Roma, a bocciare la proposta del sindaco di superare i campi nomadi concedendo ai rom che affollano la capitale una casa popolare. Idea fallimentare, spiega Converso, per una ragione abbastanza semplice: non la vogliono. «I modelli ai quali ispirarsi restano Ardea, Guidonia o Zagarolo - fa degli esempi il presidente dell’Opera Nomadi - Verso quelle zone sono emigrati i rom jugoslavi che, dopo aver vissuto nei campi romani, sono riusciti a comprarsi alcuni terreni su cui poi hanno allestito i loro prefabbricati: a differenza dei loro predecessori, le ultime due generazioni di rom jugoslavi non hanno mai vissuto all’interno di abitazioni, non è quello che cercano, vogliono aree su cui poter vivere con la loro famiglia "estesa" e lavorare nella legalità». Converso riparte quindi dalla «filiera» del ferro e del rame, che a Roma viene gestita pressoché esclusivamente dai nomadi: «Se davvero vogliamo eliminare l’illegalità, è necessario rendere lecite le attività che per i rom rappresentano un guadagno, così per loro sarà possibile acquistarsi i terreni e organizzarsi altrove, questo è superamento dei campi nomadi. L’80% degli 8mila rom che vivono nei campi comunali hanno o potrebbero avere la possibilità di comprarsi le terre e andarsene». Sul piano pratico «legalizzare» equivarrebbe, secondo Converso, ad istituire quell’albo dei ferrivecchi - proposto qualche mese fa dalle commissioni Ambiente e Sociale - con cui si autorizzerebbero i nomadi alla raccolta di ferro, rame e via dicendo tracciando così i materiali che trafficano, bruciano o rivendono quotidianamente. L’idea delle case, infine, non sarebbe fattibile neanche in termini numerici: «Il sindaco continua a parlare di circa 8mila nomadi presenti nella Capitale - conclude Converso - gli dico che i suoi dati sono sbagliati: 8mila sono i rom ospitati nei villaggi attrezzati e assistiti da Roma Capitale, e gli altri, quello che vivono sul fiume o in altre zone della città? In totale, tra rom, sinti e camminanti, sono circa 20mila persone». Diversa la posizione dell’associazione 21 Luglio: «Nella Capitale - scrive il presidente Claudio Stasolla - ci sono 1.200 ettari di edifici pubblici e privati inutilizzati. E con essi ci sono 24 milioni di euro utilizzati ogni anno per gestione e il mantenimento dei campi nomadi. Unendo le due risorse si può trovare la ricetta che, passando per l’autocostruzione, offra una risposta adeguata ai cittadini rom e non rom che vivono l’emergenza abitativa a Roma».
L’Opera nomadi: «Non chiediamo appartamenti ma solo terreni»
Erica Dellapasqua«Il sindaco Marino parla di cose che non conosce, anzitutto non dispone dei numeri reali, i nomadi in città non sono ottomila ma 20mila, secondo punto loro non vogliono le case, ma...
