Politica

Valeria e Giulia morte aspettando un’abitazione

Hanno trascorso tutta la vita aspettando una casa popolare che non è mai arrivata. Valeria e Giulia, due sorelle avanti negli anni, coi capelli tinti di colori improbabili, povere ma onestamente...

Hanno trascorso tutta la vita aspettando una casa popolare che non è mai arrivata. Valeria e Giulia, due sorelle avanti negli anni, coi capelli tinti di colori improbabili, povere ma onestamente invecchiate, e mai una volta che abbiano ceduto alla tentazione della scorciatoia di un’occupazione, che diventa «emergenza abitativa» chiavi in mano. «Ci sarebbe molto da dire di quello che successe, dei cento guai che le inseguivano - esordisce Marco Lombardi che le conobbe nel 2001 quando lavorava nei servizi sociali e racconta la loro storia - dico solo che Giulia viveva con Valeria (i nomi sono di fantasia) perché risultava senza fissa dimora a Ciampino, quindi il Comune di Roma le diceva di rivolgersi a Ciampino e a Ciampino allargavano le braccia dicendo che lei comunque viveva a Roma e si doveva rivolgere a Roma». La loro fede era riposta nella speranza amministrativa: Valeria aveva fatto domanda per una casa di Erp, lei malata di tumore, sfrattata, pensione minima, vedova aveva i famosi "10 punti della graduatoria". «Telefonavo per loro - racconta Lombardi - e sono andato al Comune dove tutti mi hanno detto "10 punti, 10 punti", è il massimo, scorre la graduatoria e avrà la casa». E invece macché. Passano gli anni e la graduatoria è ferma. «Andando per uffici - continua Lombardi - scoprii che a girare per chiedere le case e sollecitare le consegne c’era gente giovane, in piena forma e che parlava della "sua casa" come cosa fatta. Conobbi pure un uomo che lavorava nel mio stesso palazzo per una ditta in appalto e che voleva anche lui una casa, viveva in uno dei residence per l'emergenza alloggiativa, dopo l’occupazione di una casa popolare. E perché? Basta aspettare e dal residence ti mettono in una casa popolare, perché sei "emergenza abitativa». Valeria, intanto, invecchiava. Il Comune smise di erogarle il buono affitto, le sorelle si pagarono l’affitto grattandolo da un lavoretto a nero, dalla pensione di Valeria. «La casa mi apparve sempre più fredda - continua Lombardi -, il televisore si era rotto. Le sorelle parlavano sempre della casa che dovevano avere, se sarebbe stata abbastanza grande da starci entrambe anche se era per Valeria. Passò il tempo, le persi di vista. Nel 2008 mi chiamò Giulia. Era senza casa. Valeria era morta. Non ha mai avuto la casa dal Comune, né piccola, né grande. Era tornato il tumore e Valeria aveva agonizzato nella casa umida, ai confini con la Giustiniana in cui coabitavano con altre famiglie, senza tv, la sua vedovanza, la vecchiezza, la sua pensione minima, i suoi "10 punti". La graduatoria non si è mai mossa per arrivare fino a Valeria. Aveva il posto un po’ oltre 600, sono passati quasi 10 anni, fatevi i conti. E anche Giulia l’ha seguita».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.