Occupato, inagibile, sovraffollato, per dirla come il New York Times «un palazzo simbolo del fallimento dell’accoglienza italiana», eppure il Comune di Roma concede ai rifugiati anche la residenza. Continua così, col «cappello istituzionale», lo scandalo Salaam Palace, struttura di accoglienza in via Arrigo Cavaglieri a Tor Vergata, periferia sud-est della Capitale, aperta nel 2006 «in via transitoria» per rispondere all’ennesima emergenza sbarchi poi sfuggita nel tempo ad ogni genere di controllo, numerico e igienico-sanitario come ha spesso denunciato la Croce Rossa. Il caso della residenza è emerso nell’ultima commissione congiunta - sociale e sicurezza - in VII Municipio, che ospita lo stabile. Stando al censimento della Cri e dei vigili urbani «su un totale di 1.100 persone, per lo più somali, eritrei ed etiopi presenti nella struttura, circa 600 hanno ottenuto la residenza». Si tratterebbe, è stato spiegato, di ex Sprar, cioè richiedenti protezione entrati e usciti dal circuito di accoglienza del ministero dell’Interno che, una volta lasciati i centri di accoglienza gestiti a livello comunale, hanno cercato altre sistemazioni. Come il Salaam Palace appunto, che ormai considerano casa. Sul piano formale, le anomalie sono almeno due. Anzitutto, come hanno del resto anche certificato i vigili del fuoco, quel palazzone - senza estintori, bomboloni del gas in ogni stanza e bagni che servono fino a venti persone - non può considerarsi a norma. Secondo punto, queste «carenze» non inciderebbero comunque sull’elezione di domicilio: è già accaduto, sempre in VII Municipio, che la residenza venisse accordata in luoghi occupati o inagibili essendo il rilascio «condizionato unicamente all’effettiva presenza abituale del soggetto nel luogo dichiarato, indipendentemente dal titolo di utilizzo dell’immobile, dalla sua destinazione d’uso o dal fatto che il possesso dell’abitazione sia legittimo o meno». Resta da chiarire il punto relativo all’occupazione: formalmente, hanno spiegato i vigili, l’apertura del centro fu decisa dalle istituzioni, anzi è tuttora in corso un contenzioso sull’affitto da versare tra Comune ed Enasarco, ente proprietario del bene. D’altro canto, già nel 2012 il Viminale auspicava «un’alternativa dignitosa per i residenti». Nel frattempo, le residenze sono diventate 600: «Un’assurdità - incalza il presidente della commissione Sicurezza Umberto Matronola (FI) - come si può concedere il domicilio in un luogo che tutti vorremmo chiuso?».
Rifugiati e okkupanti. Con la residenza
Dossier di vigili e Croce rossa 600 migranti «regolarizzati» dal Campidoglio Ecco il Salaam palace, l’ex sede universitaria in mano ad eritrei, etiopi e somali
