Sei mesi di condanna. tanto è costato a Francesco Storace l’«indegno» pronunciato nei confronti del Capo dello Stato Giorgio Napolitano sette anni fa. Un verdetto, quello che inchioda il leader de La Destra per vilipendio al Presidente della Repubblica, che ha già fatto scalpore e diviso il mondo politico, con l’unanime sdegno del centrodestra e il sostanziale mutismo del centrosinistra. Storace, in ogni caso, non finirà in carcere. La condanna è stata «sospesa» e il suo avvocato Giosuè Naso ha già annunciato il ricorso in appello contro la volontà dello stesso imputato. Resta, in ogni caso, un verdetto che in pochi si aspettavano. Anche in virtù degli innumerevoli insulti proferiti negli ultimi anni ai danni del presidente della Repubblica senza che i vari Guardasigilli succedutisi abbiano aperto fascicoli. L’udienza al Tribunale di Roma è cominciata con la requisitoria del pm. «È vero che c’è un ddl che prevede l'abrogazione del vilipendio ha detto Laura Pezzone - ma all’epoca il reato si è verificato, la norma era esistente». Il pm ha così chiesto sei mesi di condanna ma anche la concessione delle attenuanti generiche «tenuto conto dello stato di incensuratezza e del fatto che, dopo quelle dichiarazioni, l’imputato si è scusato con il Capo dello Stato». Nella sua arringa, invece, l’avvocato Naso aveva rievocato un articolo dell’Unità del 1976 in cui lo stesso Giorgio Napolitano si era espresso in maniera molto critica nei confronti del reato di vilipendio. Ma le sue parole non hanno convinto la Corte. Il giudice Laura D’Alessandro ha infatti accolto in pieno le richieste del pm. «Aspettiamo le motivazioni per commentare la sentenza, ma possiamo già dire che un verdetto simile non è accettabile in questi termini» ha detto il legale di Storace. «Checché ne dica il mio cliente - ha continuato Naso - faremo ricorso in Appello. Anche per il Laziogate subì una condanna in primo grado ma poi fu totalmente scagionato». Decine le manifestazioni di solidarietà dal mondo politico. Tra queste, anche quella dell’ex leader di An Gianfranco Fini: «La sentenza deve far riflettere sul confine che separa la libertà di opinione dal vilipendio e le parole che hanno determinato la condanna di Storace sono certamente ascrivibili alla prima categoria» ha detto Fini. Tra le poche voci del centrosinistra, invece, quella del senatore del Pd Bruno Astorre: «Il reato di vilipendio - ha detto - è ormai anacronistico. Conosco Storace e il suo rispetto per le istituzioni. Le sue affermazioni erano solo una critica politica».
«Napolitano indegno». Storace condannato
La sentenza: 6 mesi per vilipendio al capo dello Stato. Pena sospesa, non andrà in carcere
