Cariche della polizia, lancio di fumogeni da parte degli operai che hanno cercato di sfondare i cordoni di protezione, risposta con i lacrimogeni. E successo ieri a Cosenza poco prima del comizio con cui Matteo Renzi ha chiuso la campagna elettorale per le regionali in Calabria. Ripetendo lo stesso copione del giorno prima, quando il premier era in Emilia ed è stato violentemente contestato, sempre dagli operai, a Parma e Bologna. E poi a Padova. Ormai per il premier è una consuetudine, ovunque vada scoppiano contestazioni e tafferugli. E così le elezioni di domani si sono trasformate in una prova nazionale, una sorta di elezioni di «mid term» americane. Perché una vittoria di misura in una regione rossa come l'Emilia rappresenterebbe la spia che il Partito Democratico sta perdendo l'ala sinistra del suo elettorato. Rischio che al Nazareno tengono ben presente, consapevoli che i «frontali» con la Cgil e l'abbraccio riformista con Berlusconi possono essere stati mal digeriti dalla base. Il rischio di una astensione che colpisca il solo Pd, infatti, è forte, ma anche davanti a questo il candidato Dem in Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, non ha esitato a dire che «se ci fosse una astensione ampia ce ne faremmo una ragione» perché «quello che conta è vincere». Anche in Calabria, aggiunge, dove è in corsa Mario Gerardo Oliverio e dove il Pd «può fare en plein conquistando una bellissima terra». Il voto nelle due Regioni, tuttavia, non rappresenta un test impegnativo per il solo Renzi. Matteo Salvini è chiamato infatti al collaudo della sua Lega 2.0, quella che scende a rastrellare voti per le Europee anche a Roma, che si allea con la destra di CasaPound in funzione anti-immigrati, che scende in piazza nelle borgate. E che raccoglie il sei per cento alle europee. Salvini potrebbe uscirne definitivamente investito del ruolo di anti Renzi. Oppure, davanti a una sconfitta «brutta», si potrebbe trovare costretto a rivedere la strategia Lepenista per ritornare all'origine. «Come Lega abbiamo la possibilità di strappare l'Emilia tradizionalmente rossa al centrosinistra», ha detto Salvini convinto del fatto che «ci sono emiliani che pensano ancora di non andare a votare e a loro dobbiamo guardare». Una vittoria che avrebbe del clamoroso potrebbe convincere il segretario della Lega a puntare alla leadership del centrodestra: «È un sogno poter fare qualcosa per Milano, la mia città, quella in cui ho fatto l'asilo, le scuole elementari, nella quale sono cresciuto. Tuttavia, c’è anche un'altra possibilità. Renzi è pericoloso per il Paese e alle porte ci sono elezioni regionali che possono essere importanti anche sotto l'aspetto della politica nazionale». Spettatore interessato alla partita - per sua stessa ammissione - è Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia ha detto di essere preoccupato per il risultato delle elezioni, consapevole del fatto che il suo partito è «mutilato» dalla condanna subita dal «capo» e dalla conseguente decadenza da senatore. Se è vero, come ha detto ieri andando ad assistere gli anziani a Cesano Boscone, che «i servizi sociali al Sacro Cuore rappresentano un'oasi di pace nella tempesta della politica», è pur vero che il Cavaliere è preoccupato: «Io sono stato bloccato ad Arcore, gli altri leader, invece, sono andati in Tv per tre o quattro volte. Con il leader in campo le cose sarebbero più facili».
L’incubo di Renzi, contestato ovunque
Ieri al comizio a Cosenza scontri fra operai e polizia. Come a Padova, Parma e Bologna
