Certo che martedì Antonio Tajani, vicepresidente del Parlamento Europeo, parteciperà alla assemblea che si svolgerà nell’emiciclo con il Santo Padre, a Strasburgo. E certo che è tutto stato definito fin nei minimi dettagli. Ad assicurarlo è stato lui stesso, al termine di questa intervista che trovate di seguito. L’Unione Europea è nel periodo caldo della sua attività: sul tavolo ci sono i diritti umani. Diritto di professare la propria religione, anche quella cristiana e cattolica: Papa Bergoglio sarà per tre-quattro ore o giù di lì in Parlamento. Un evento di portata mondiale (è la prima volta), a cui parteciperà anche il premier Matteo Renzi. Libertà significa anche libertà di pensiero: così il giorno dopo, mercoledì, il premio Sakharov sarà consegnato a Mukwege, un medico che si batte contro gli stupri delle donne, contro le amputazioni genitali, e per i loro diritti. C’è anche il movimento Euromaidan, russo-ucraino di natali. Le rubo solo qualche minuto, per chiederle un commento sul Premio Sakharov. «Il Sakharov è un premio che non è soltanto un premio, è un modo per lavorare a favore dei diritti umani, per creare una rete. Se voi vi leggete quella che è l’attività del Premio Sakharov, e di quello che fanno i premio Sakharov, non c’è soltanto quello che "prendono" dal Parlamento Europeo, ma la morale è proprio la difesa dei diritti umani. Questo è un premio attivo, non è premio...». E con Malala la questione è diventata davvero internazionale: premiata con il Sakharov, poi in lizza, infine premiata con il Nobel. «Esatto, Malala io ho avuto occasione di conoscerla quando è venuta a ritirare il Sakharov a Strasburgo. Vedere una ragazza così giovane, vedere una ragazza così forte, ti dà una certa impressione. Dobbiamo aiutare i giovani a crescere. Dobbiamo far conoscere ai giovani anche il Premio Sakharov, portarlo nelle università come lo abbiamo portato adesso (era stamattina all’università di Tor Vergata, ndr ). Il medico (Mukwenge, ndr ), si batte e si batte ancora ora per i diritti alle donne, per la realtà delle donne africane che è molto complicata. Deve rappresentare un esempio per tutti noi. Senza dimenticare che se vogliamo difendere i diritti umani anche in altre parti del mondo, come è nostro dovere, di Unione Europea, dobbiamo guardare anche a casa nostra. Perché mai si può essere profeti in altre parti, se non si è soprattutto in regola con se stessi. Purtroppo, i diritti umani non sono stimolati soltanto in Europa. Prima ho citato la storia della bambina gettata dal sesto piano, è la realtà che violata, è uno dei crimini che a un padre di famiglia gli infligge una ferita profonda. Purtroppo ce ne sono tanti di casi così: anche dentro le case ci sono violenze nei confronti dei bambini». Cosa bisogna fare, quale è la sua ricetta? «Certamente bisogna lavorare con le forze dell’ordine, certamente anche noi dobbiamo formare i giovani e puntare sui valori. Se non ci sono valori le società rischiano di autodistruggersi». Ora siamo a ridosso del Premio Sakharov. Sarà consegnato a Mukewege. Però nel mondo ci sono tante situazioni simili alla sua, persone che lottano per i diritti umani. A chi altro dovrebbe andare il Premio Sakharov, chi è secondo lei in lista? «Io lo darei a chi ha il coraggio di difendere la propria fede religiosa. Penso ai cristiani crocefissi in Siria, tutti quelli che vengono perseguitati per la loro fede religiosa nel mondo, penso ai cristiani di Aleppo, alle minoranze cristiane in Medio Oriente».
Tajani: «Scendo in campo per i diritti di uomini e donne»
Il vicepresidente Europeo si racconta a Tor Vergata: martedì in Parlamento per il Papa «E consegneremo il Sakharov al dottor Mukwege, difensore dell’altra metà del cielo Sotto la lente d’ingrandimento anche i cristiani perseguitati nel mondo»
