Politica

Silvio e Ncd: li riprendo tutti. O quasi

Il Cav pronto ad una maxi coalizione ma mette i paletti: no a Quagliariello, Schifani e Lorenzin

Porte aperte agli esponenti del Nuovo Centrodestra che volessero tornare in Forza Italia. Ma con tre pesanti eccezioni: di Gaetano Quagliariello, Renato Schifani e Beatrice Lorenzin Silvio Berlusconi non vuol sentir parlare. È questo il pensiero dell’ex premier stando a quanto riferiscono alcuni degli esponenti più vicini ad Arcore. Un cambio di passo nei confronti dei «cugini» di Ncd dovuto soprattutto a ragioni di opportunità. Nell’entourage di Berlusconi, infatti, si è ormai fatta strada la convinzione che Renzi punti rapidamente alle elezioni Politiche. Magari accorpando il voto nazionale a quello delle Regionali previste nel 2015, presumibilmente a maggio. In questo contesto, Forza Italia ha due obiettivi: in primis quello di riaggregare il più possibile l’area del centrodestra. In secondo luogo, quello di smarcarsi sempre di più da quel «Patto del Nazareno» che ha finito per indebolire i consensi del partito. Anche in quest’ottica si leggono le ultime dichiarazioni dell’ex premier. Ieri Berlusconi è stato dimesso dall’ospedale San Raffaele, nel quale è stato ricoverato per alcuni giorni a causa di un riacutizzari di quell’uveite che da tempo lo affligge. La prima cosa che ha fatto il leader azzurro è stata concedere tre interviste a Tg5, Tg4 e Studio Aperto nelle quali ha pesantemente criticato gli ultimi provvedimenti del governo. «Il Jobs Act - ha detto - funziona al contrario. Era stato presentato come annullamento dell’articolo 18, si pensava si potessero avere delle nuove assunzioni miracolose ma come al solito è stata annunciata una cosa di destra e invece si è ritornati su una formula che non porterà un solo nuovo assunto». «Il no tax day - ha aggiunto - è contro la legge di Stabilità anche perché abbiamo presentato molti emendamenti perché molte cose non funzionano o addirittura funzionano all’incontrario». Berlusconi ha puntato i fari anche sulla maggioranza che sostiene il governo: «Siamo in un contesto di non democrazia con una maggioranza costruita artificialmente. Una situazione che non può andare avanti per molto». Infine il leader azzurro ha espresso la propria preoccupazione per l’esito del voto di domenica in Emilia Romagna e Calabria: «Da queste elezioni io ho timori, perchè non ho potuto fare campagna elettorale, sono bloccato ad Arcore tutta la settimana, due giorni e due notti a Roma». «Io - ha continuato - non posso andare in televisione, mentre i leader degli altri partiti, sono andati in tv 2-3 volte al giorno. Se questo fosse successo a me, avrebbero gridato al disastro...». La sensazione è che l’idillio con Renzi appartenga ormai al passato. E questo ha ripercussioni soprattutto sul Patto del Nazareno, con l’ex premier che nell’ultimo incontro con Renzi ha per la prima volta posto dei veti alle modifiche sull’Italicum, dicendo no in particolare al premio di maggioranza da assegnare alla lista piuttosto che alla coalizione e alla soglia d’ingresso al 3% per i «partitini», considerata troppo bassa. Ciononostante, in apparenza l’ex premier non ha ritirato ancora l’appoggio di Forza Italia: «Spero che il risultato della riforma elettorale - ha detto - sia una legge elettorale democratica, che terrà contro delle reali situazioni elettorali del Paese. Speriamo di poter arrivare, c’è in corso un processo per arrivare ad avere una buona legge. Speriamo che si possa completare in termini di correttezza e giustizia». E soprattutto in tempi non troppo rapidi. Perché senza una legge elettorale valida per Camera e Senato, difficilmente Renzi potrebbe ottenere il voto anticipato.

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