Politica

L’ex di Di Stefano: lui sa dov’è Guagnelli

Testimonianza choc della Renzi ai pm che indagano sulle presunte mazzette nel Lazioservice

Le acquisizioni documentali dei giorni scorsi hanno «cristallizzato» l’ipotesi della Procura della Repubblica di Roma: dietro la scomparsa di Alfredo Guagnelli, l’ex factotum del deputato Pd Marco Di Stefano, si nasconde un omicidio. L’audizione dell’ex compagna del politico, Gilda Renzi, giudicata «coraggiosa» per le rivelazioni fatte agli investigatori, ha, poi, chiuso il cerchio in un’inchiesta che si annuncia esplosiva. L’indagine è di quelle che potrebbe scuotere non poco la politica italiana. Il coordinamento è del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del sostituto Tiziana Cugini, che hanno delegato gli accertamenti agli agenti della Squadra mobile, al comando del dirigente Renato Cortese. E mentre nell’incartamento giudiziario legato all’omicidio entrano delle documentazioni che confermerebbero l’ipotesi - oltre alle rivelazione della Renzi secondo cui Di Stefano saprebbe dove si troverebbe Guagnelli -, un’altra inchiesta è in dirittura d’arrivo. Quella sulla duplice tangente pagata dagli imprenditori Pulcini a Di Stefano, per 1 milione e 800mila euro, e per 300mila euro a Guagnelli. Ma andiamo con ordine, in quanto le due inchieste appaiono essere strettamente connesse. Tutto nasce nell’estate del 2008. Di Stefano, all’epoca dei fatti assessore alle Risorse umane, demanio e patrimonio della Regione Lazio, si sarebe adoperato affinché la nuova sede della società pubblica Lazio Service spa fosse presa in locazione dagli imprenditori Daniele e Antonio Pulcini, arrestati nei giorni scorsi per un appalto manipolato per la costruzione di un parcheggio a Piazzale Clodio. Di Stefano, è l’accusa, «si faceva dare e promettere (…) una somma di denaro pari a 1.800.000 nonché una somma pari a 300mila euro euro, quest’ultima versata a Alfredo Guagnelli suo collaboratore». In particolare, il politico avrebbe «promosso e autorizzato» l’operazione «al solo fine di soddisfare gli interessi economici degli imprenditori Pulcini». E non solo, in quanto avrebbe fatto in modo «che la gara ad evidenza pubblica bandita da Lazio Service per la individuazione di un immobile da locare e adibire a nuova sede sociale fosse aggiudicata alla società Belgravia Invest srl, riconducibile agli imprenditori Pulcini, nonostante la Belgravia non avesse né la proprietà né la piena disponibilità dell’immobile» da locare all’ente. Questo filone, curato dal procuratore aggiunto Nello Rossi, è prossimo alla chiusura con relativa richiesta di rinvio a giudizio. Ma strettamente legata a questi fatti ci sarebbe anche la vicenda dell’omicidio. A ottobre del 2009, nel pieno delle trattative per l’affare che avrebbe portato ai Pulcini un guadagno milionario, si perdono le tracce di Guagnelli. Nei giorni scorsi la Squadra mobile è riuscita ad acquisire una serie di documentazioni, con cui gli investigatori stanno ricostruendo le ore precedenti alla scomparsa. Si tratta di carteggi che hanno escluso l’ipotesi dell’allontanamento volontario. Che ci fosse qualcosa di strano, comunque, emerge anche dalle informative investigative sulla scomparsa di Guagnelli. Stando a quanto ricostruito, poche ore prima che si perdessero le sue tracce, la vittima sarebbe andata a salutare Di Stefano nelle vicinanze della sede della Regione Lazio. Quella sera aveva una cena con una persona, anche se alla sua fidanzata e al suo autista (riascoltato nei giorni scorsi in Procura) aveva detto che si sarebbe dovuto recare a Firenze. Sta di fatto che pochi giorni dopo la scomparsa arriva un sms sull’utenza di Bruno, suo fratello, in cui Alfredo dice «non preoccuparti». Messaggio che, tuttavia, non risulta convincente. Per Bruno, infatti, a scrivere non è il fratello. E nelle stesse ore dall’abitazione di Alfredo scompare il computer portatile. Solo mesi dopo, a gennaio 2010 – mentre si sta perfezionando la stipula dell’affare Lazio Service – salta fuori il veicolo di Guagnelli, una Lancia nera. La rintracciano i carabinieri in via Adria, l’ultima zona dove risulta aver utilizzato il cellulare, come emerso dai tabulati telefonici. Nell’auto i militari hanno trovato la giacca che indossava la sera della scomparsa, un tutore per la spalla utilizzato in quei giorni e l’alimentatore del telefono cellulare. Altro dato sospetto è rappresentato dal fatto che sul veicolo non c’erano multe. Un elemento in più che ha fatto ipotizzare agli investigatori che il mezzo sia stato portato in quella via in un secondo momento. Alla Procura, dunque, non resta che ascoltare Di Stefano, a cui sarà chiesto conto delle rivelazioni esplosive della sua ex compagna, Gilda Renzi.

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